Toscana
I colori, i teschi e la gioia di Gustavo Maestre fra le tombe a Chiesanuova
Inaugurata la mostra dal titolo "intangibile" dell'artista venezuelano nel cimitero di Prato nell'ambito del progetto ideato da Riccardo Farinelli
PRATO. «Ho portato un po’ di colore in una realtà triste e grigia. Ho trasportato la cultura latino americana che fa della morte un momento di festa perché chi ci lascia smette di soffrire, in una realtà occidentale dove la morte invece è solo lacrime e tristezza». E di colore, l’artista venezuelano Gustavo Maestre, in realtà ne ha portato tanto con la sua mostra dal titolo “Intangibile” allestita nell’ala del cimitero di Chiesanuova destinata alla sepoltura dei neonati. «Ho voluto fare un omaggio ai bambini perché questo sia un luogo di gioia e non di tristezza – continua Maestre – I miei bambini si rincorrono fra i giocattoli e le sculture colorate. Vivono, seppur in un’altra dimensione. E non c’è tristezza ma gioia e colori».
E quello che ha realizzato Gustavo Maestre coglie nel segno esattamente ciò che Riccardo Farinelli, ideatore del progetto “Arte nei cimiteri” ha voluto realizzare. Ovvero, oltre alla valorizzazione del luogo stimolando a considerarlo come spazio di riflessione, anche e soprattutto quello di fornire punti di vista diversi, dando così del rapporto vita-morte spunti sorprendenti, frutto di elaborazioni culturali di popoli diversi. «Sono particolarmente felice che Gustavo Maestre, artista venezuelano che da anni opera a Prato, abbia accettato l’invito a partecipare con il suo progetto site specific Intangibile – dice Farinelli – Le installazioni che lo compongono sono caratterizzate da due elementi: i teschi e i colori vivaci, ambedue estranei al modo europeo di concepire lo spazio del cimitero, i quali bastano per individuare la cultura Latino-americana, riferimento costante del lavoro di Maestre».
I teschi sono di dimensioni diverse a seconda della collocazione: all’interno della cappellina diciotto teschi in ceramica, circa al naturale, fanno mostra di sé sulle mensole dei loculi, alcuni hanno dei fiori nella calotta cranica, la cui cromia fa a gara con quella dei teschi, dipinti di vivaci rossi, gialli, verdi. All’esterno invece troneggia un unico grande teschio, alto oltre due metri, anch’esso vivacemente colorato, le orbite riempite di palline in plastica colorata, come pure il culmine del cranio, a formare quasi una sorta di corona o, forse, di capigliatura. «Tanta vivacità cromatica è esaltata e amplificata, sempre all’esterno, da dinamiche strutture curve e semicircolari – continua Farinelli – formate dall’alternanza non rigorosa di forme cubiche e sferiche le quali evocano, per le forme e per i colori, i giochi e i marchingegni di un parco dei divertimenti allegro e vivace, ma anche dolcetti di zucchero filato e caramelle di tutte le forme e colori, che nella loro vivacità invitano al piacere ludico, suggerendo che è sempre possibile recuperare l’ingenua curiosità dell’infanzia». Sullo sfondo, sagome semi-invisibili in plexiglass di bambini che corrono i quali, nella loro fisica inconsistenza, ricordano il senso del titolo, “Intangibile”, e la presenza in simultanea delle due opposte dimensioni dell’esistenza.
All’inaugurazione della mostra è intervenuta anche l’assessore ai cimiteri. Cristina Sanzò, che ha voluto ringraziare l’artista e l’ideatore del progetto puntando anche il dito verso coloro che «non riescono ad accettare il cimitero come luogo di confronto anche di altre culture e di altre religioni» facendo espressamente riferimento a chi nei giorni scorsi si è lamentato per aver trovato della frutta accanto a loculi con defunti orientali. Il portare il cibo ai defunti sembra che sia una tradizione propria di alcune realtà rurali cinesi, trasportata anche a Prato dove in quasi tutti i cimiteri comunali, ormai, si trovano tombe di orientali.
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