Il Tirreno

Prato

Gridare forte e insieme per avere pace e legalità

Walter Fortini
Un momento del concerto alle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano
◗
Un momento del concerto alle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano

Il messaggio scaturito dal concerto organizzato a Poggio a Caiano e che ha coinvolto Carmignano e varie associazioni

3 MINUTI DI LETTURA





POGGIO A CAIANO. «Gridare perché questo mondo non ci cambi. E unirsi affinché insieme si gridi più forte». Con queste parole il referente regionale dj Libera contro Le Mafie, don Andrea Bigalli ha chiuso il suo intervento al Concerto per la Pace e la Legalità di ieri pomeriggio.

Nelle Scuderie Medicee di Poggio a Caiano, in una sala gremita, la musica e il canto del coro e dell’orchestra delle Colline Medicee hanno reso assoluto il messaggio di Giustizia che i Comuni di Poggio e Carmignano hanno voluto ribadire, assieme alla Proloco di Carmignano, al Presidio di Libera Comuni Medicei e al Coordinamento Provinciale, per il quale è intervenuto Don Andrea Natali. Un pomeriggio di Cultura condivisa per dire che “la Giustizia, no, non è solo un’illusione”.

Musica contro le mafie perché, anche se non sembra, la mafia fa affari anche in Toscana e anche nella provincia pratese. E rifletterci e parlarne aiuta a combatterla.

“L’Ottava nota” che si è esibita con il coro e l’orchestra guidati dal maestro Nicola Innocenti e dal direttore Massimo Annibali, mentre la direzione artistica e gli arrangiamenti sono stati curati da Alessandro Bernardi: brani di vario tipo, dalle più belle colonne di Ennio Morricone a pezzi di musica popolare o i classici di John Lennon, Francesco Guccini o i Modena City Ramble. Con l’intervento sul palco di Don Andrea Bigalli, referente regionale di Libera, e Don Marco Natali per il coordinamento Libera di Prato.

La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia ed altre organizzazioni criminali la utilizzano già da un po’ di tempo per fare affari o riciclare denaro sporco. Lo diceva già il compianto giudice Caponnetto. E’ una mafia che spesso non si vede. O almeno non è così appariscente come in altre parti d’Italia: non controlla il territorio, non si sostituisce alle istituzioni. Ma c’è. Un fenomeno dunque che non va sottovalutato: da raccontare ad alta voce, perché è proprio questo che disturba la criminalità organizzata che invece preferirebbe operare nel silenzio.

Che le mafie anche in Toscana operano lo dimostrano i dati sui beni confiscati: 775 nel corso di più anni in tutta la Toscana, 107 aziende e 668 immobili di vario tipo. Numeri lontanissimi dalla Sicilia, lì venti volte più alti. Un decimo dei sequestri di Campania o Calabria, un settimo di quelli nel Lazio. Significatamente di meno che in Lombardia o in Puglia. Ma numeri comunque di una certa consistenza.

Tra le confische definitive (627 in tutta la Toscana, per 458 edifici e 69 aziende), la provincia di Prato è sul podio con dodici attività economiche finite sotto sequestro, seconda solo a Massa Carrara, mentre si situa a metà classifica quanto agli immobili, trentasette.

Delle dodici attività economiche otto sono ancora in gestione all’agenzia nazionale del governo per i beni sequestrati e confiscati, e lo stesso può dirsi di ventinove edifici su trentasette. Questo sta a significare che non si può abbassare la guardia e che la lotta all’illegalità e alle mafie non può consocere sosta.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa