Il Tirreno

Prato

In cinquecento alla Marcia per la pace. Biffoni: "Sappiamo da che parte stare"

di Alessandro Formichella
La manifestazione per la pace in piazza delle Carceri
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La manifestazione per la pace in piazza delle Carceri

Il sindaco: "Qui c’è un invasore e un paese invaso". Più cauto il vescovo Nerbini che invita a non ricorrere alle armi

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PRATO. Un serpentone di cinquecento persone per riaffermare il “No” alla guerra nelle strade del centro di Prato. Ieri pomeriggio, il Coordinamento per la pace della Diocesi e il comitato Prato per la pace del comune, hanno dato il via alla marcia da piazza delle Carceri fino a piazza del Duomo e infine in piazza del Comune. Sindaco e vescovo assieme, uniti da una parte dalla forza della ragione e dall’altra della fede nel riaffermare i diritti universali alla pace e nel rispetto inviolabile delle persone. Un “No” alla guerra che si è sviluppato in tre brevi tappe riprendendo le parole del Papa Francesco, quel “Chi fa la guerra dimentica l’umanità, non guarda alla vita concreta delle persone. Si affida alla logica diabolica e perversa delle armi, la più lontana dalla volontà di Dio”, come avrebbe dovuto dire il pontefice all’Angelus previsto nella visita di Firenze di fine febbraio. Il corteo, animato dai ragazzi dell’Agesci, dall’ufficio catechistico diocesano, dalla pastorale giovanile, dall’azione cattolica, dell’associazione Cieli Aperti e oratorio di Sant’Anna, ha ripetuto il messaggio pontificio del “Dialogo fra generazioni: educazione e lavoro per edificare la pace”.

Da piazza delle Carceri il raduno è partito proprio con il messaggio di alcuni giovani che hanno parlato del “valore” del “conflitto” inteso come momento di edificazione e creatività che cerca poi mediazione e intesa e non ricorso alle armi e alle guerre. Ma oggi nel mondo sono oltre cinquanta le guerre in corso, che si consumano anche lontano dall’Europa. «Abbiamo ora la guerra alle porte di casa, in Europa, a due ore di volo – ha aggiunto il sindaco Matteo Biffoni – e non lo avremmo mai creduto. La guerra si combatte sempre. Ma qui c’è un invasore e un paese invaso. E siamo chiari da che parte stare». Prima del sindaco, il vescovo Giovanni Nerbini in piazza del Duomo ha replicato l’appello al «non ricorso alle armi, a non foraggiare il conflitto, a cercare in tutti i modi possibili la via della trattativa e della compassione». Insomma, a non far precipitare tutto con il “militarismo” delle parti. Con l’idea di parteggiare per una e per un’altra fazione, demolendo il principio della pace ancor prima la si voglia ottenere. In piazza del Comune ha preso la parola una donna ucraina. Parole soffocate dalla commozione, dal dolore dentro per quanto sta avvenendo nel suo paese. Davanti ad una piazza piena di bandiere della pace e di striscioni con le colombe, le parole di Iryna, ucraina, hanno come fermato il tempo, sollevando una generale emozione. «Dobbiamo fare di più adesso. Fermare la guerra e dare asilo ai profughi, cercando ancora più disponibilità in una città come la nostra che non si è mai tirata indietro in questi casi».
«Avevate ragione voi, sì – ha detto Biffoni alla piazza – avevate ragione a volere la manifestazione della pace anche un anno fa».

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