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L'imprenditore di Vaiano: «Noi ancora prigionieri nello scantinato, fuori i russi sparano missili sui palazzi»
Mirko Vangi racconta il conflitto sul fronte caldo di Chernihiv: «Hanno buttato giù due edifici della polizia»
PRATO. «Oggi hanno buttato giù due edifici della polizia, aumentano gli sfollati, a causa dei bombardamenti molti edifici sono inagibili, ci sono incursioni e iniziano a sparare nei centri abitati con le mitragliatrici». È la cronaca della guerra in presa diretta, da Chernihiv, nel nord dell’Ucraina, dove l’imprenditore Mirko Vangi, originario di Vaiano, è arrivato al sesto giorno di permanenza nello scantinato sotto alla sua abitazione, insieme a moglie e figlia. In questo momento Vangi, che lì dirige una grande fabbrica tessile, non ha alcuna possibilità concreta di abbandonare la città perché quello di Chernihiv, insieme a Kharkiv, nell’est del paese, è forse il fronte più caldo della guerra tra Russia e Ucraina.
Ieri le agenzie internazionali hanno confermato quello che Vangi aveva appreso martedì di prima mano, e cioè che insieme ai russi stanno avanzando i militari dell’esercito bielorusso di Alexander Lukashenko, nonostante le smentite dell’autocrate di Minsk.
Proprio a Chernihiv un ospedale è stato danneggiato da un attacco russo e i pazienti sono stati trasferiti, mentre il numero di persone morte e ferite non è ancora chiaro. Lo ha fatto sapere il Parlamento di Kiev su Twitter, specificano che «una serie di attacchi aerei da parte delle forze di occupazione russe ha colpito» la città e i «razzi sono caduti su quartieri residenziali».
Gli ucraini non stanno a guardare. Secondo il sito d’informazione Kyiv Independent sono decine i militari russi caduti nell’offensiva per conquistare la città. E ieri il sindaco di Chernihiv, Vladyslav Atrosenko, ha offerto una “taglia” di 300 dollari per ogni soldato russo catturato o ucciso. Sempre ieri Atrosenko ha pagato 600 dollari per la cattura di due nemici come testimonia una foto diffusa sui social.
Il primo cittadino ha preparato un vero e proprio tariffario per chi difende la città: sono previsti 4.000 dollari per la distruzione di un mezzo blindato e 6.000 dollari per quella di un carro armato dell'esercito russo.
Mirko Vangi si trova in mezzo a questo Far West e non può fare altro che attendere il corso degli eventi, con un occhio alla sicurezza dei propri cari e l’altro alle prospettive future sue personali e della fabbrica che ha diretto fino a pochi giorni fa (e dalla quale è riuscito a inviare alla popolazione 8.000 coperte).
«Siamo ancora nello scantinato – racconta – Se la città cade in mano ai russi, qui la gente vivrà anni di guerra civile e terrorismo. La fabbrica se non verrà distrutta potrà lavorare ma mi chiedo per chi, se nessuno vorrà fare ordini dove c’è una guerra».
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