Il Tirreno

Prato

Biffoni al forum del Mediterraneo: "Immigrati, investimento sul futuro"

di Paolo Nencioni
Il sindaco Matteo Biffoni al Forum dei sindaci del Mediterraneo
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Il sindaco Matteo Biffoni al Forum dei sindaci del Mediterraneo

Il sindaco di Prato sul tema dell’accoglienza: "Lo Stato dimostri di poter rimpatriare chi non ha titolo per stare in Italia oppure agevoli le regolarizzazioni"

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PRATO. «O lo Stato è davvero in grado di rimpatriare tutti coloro che non hanno titolo di rimanere in Italia oppure, nella visione estremamente concreta dei sindaci, vanno trovate soluzioni stabili che agevolino la regolarità». È uno dei passaggi più significativi dell’intervento fatto dal sindaco di Prato Matteo Biffoni ieri pomeriggio, 25 febbraio, al Forum dei sindaci del Mediterraneo in corso a Firenze.

Biffoni è stato chiamato a parlare sul tema dell’immigrazione in quanto presidente regionale dell’Anci, ma soprattutto come sindaco di una città che affronta da tempo tutte le questioni legate all’immigrazione. E a Firenze Biffoni ha portato la pragmaticità di chi quotidianamente deve tradurre in atti concreti le norme di legge.
«Regolarità – ha spiegato – significa infatti integrazione lavorativa, integrazione scolastica dei minori, convivenza civile, sicurezza urbana, tutela della legalità. Significa meno lavoro nero, meno incidenti sul lavoro, meno speculazioni sul mercato abitativo».

Secondo Biffoni «è giunto il momento di riaprire una riflessione a 360 gradi sull’impostazione delle politiche migratorie, che chiami in causa ora più che mai l’Europa. Anche alla luce del drammatico evolversi della situazione in Ucraina, l’Europa dovrà dimostrare ancora una volta di essere una comunità pronta a mettersi in gioco a tutela dello stato di diritto e della dignità umana».

All’inizio del suo intervento, Biffoni ha rifatto la storia degli strumenti di accoglienza nel nostro paese, letti anche questi dall’osservatorio privilegiato dei sindaci. «I Comuni italiani – ha detto – forse prima di altre istituzioni, hanno capito che agire affinché i migranti forzati presenti in Italia siano parte attiva delle nostre comunità è un investimento sul futuro del Paese: i cosiddetti “beneficiari del Sai” (Sistema accoglienza integrazione, ndr) sono ragazzi, il 60% sotto 25 anni, il 95% sotto i 40 anni. Il futuro, dunque». Un sistema che ha stentato a decollare. «Fino a solo qualche anno fa, nel nostro Paese non era previsto alcun sistema di accoglienza e protezione né servizi o addirittura garanzia dei diritti per i migranti – ha ricordato Biffoni – Il Programma Nazionale Asilo contava poco più di 1.300 posti, distribuiti in una cinquantina di Comuni. Oggi siamo una vasta comunità di oltre 1.800 Comuni, centinaia di enti di Terzo settore, che dispone di più di 35.000 posti. In vent’anni lo Sprar /Sai ha assicurato a decine di migliaia di persone un’accoglienza degna e un futuro possibile, dando corpo e anima a un diritto che la nostra Costituzione garantisce. Un diritto che non è solo vitto e alloggio, ma è autonomia, affrancamento dal bisogno, possibilità di futuro».

«In vent’anni – ha aggiunto Biffoni – decine di migliaia di persone sono entrate a far parte di una comunità, quella specifica comunità che ha scelto di accoglierli. Dal più piccolo paesino molisano, dalla comunità montana, alle città metropolitane. Non va dimenticato che dietro a ogni progetto Sprar c’è un Comune che al suo interno ha discusso, valutato, e fatto una scelta, decidendo di voler fare la propria parte, nella convinzione che l’accoglienza fatta bene fa bene. Tanto a chi è accolto quanto al territorio che si apre. Gli oltre 1.800 Comuni che oggi costituiscono il Sai danno forma a quello che oggi possiamo definire come l’unico sistema pubblico che garantisce un welfare dell’accoglienza come welfare per tutti: incroci virtuosi tra i temi dell’accoglienza e del welfare universalistico, capace di ridurre le condizioni di svantaggio ed isolamento e di generare le giuste capacitazioni territoriali e quindi di sviluppo locale, potenziando un sistema di relazioni e servizi a cura dell'intera comunità».

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