Sicurezza
Si è data alla latitanza la donna condannata per le violenze sulla figlia
Deve scontare 7 anni di carcere per aver coperto gli abusi commessi dal marito, ma ora è irreperibile
PRATO. L’ordine di carcerazione è rimasto inevaso. La quarantaduenne pachistana condannata in via definitiva a 7 anni per il concorso nella violenza sessuale della figlia da parte del marito, non è stata rintracciata ai suoi soliti indirizzi da parte delle forze dell’ordine e di fatto è latitante.
L’ordine di carcerazione firmato dalla Procura, dopo che la Cassazione ha respinto il ricorso e reso definitiva la sentenza col terzo grado di giudizio, è stato firmato ai primi del mese, ma a oggi non è stato possibile notificarglielo perché è irrintracciabile.
La vicenda risale all’estate del 2017 quando la figlia ancora minorenne tentò il suicidio lanciandosi dalla finestra. La ragazza sopravvisse riportando gravi traumi. I genitori giustificarono il gesto per al delusione provata a un rifiuto a farla andare ad un concerto. In realtà, poco dopo la ragazza riuscì a confidarsi con gli assistenti sociali e a denunciare che dall’età di sette anni veniva violentata dal padre e che la madre, pur sapendo, non l’aveva mai aiutata.
Il padre fu arrestato e da allora si trova in carcere dove dovrà scontare dodici anni. La madre era rimasta a piede libero, avendo anche altri due figli maschi da accudire. Poi l’appello e la cassazione con la conferma della sentenza di primo grado anche nei suoi confronti. I figli maschi, uno è maggiorenne e l’altro lo diventerà fra poco. La figlia è stata affidata a una struttura protetta. Così, la donna, ha fatto perdere le sue tracce e potrebbe essere tornata in Pakistan.
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