Il Tirreno

Prato

Abusava di figlia e tre nipotine, condannato

Pasquale Petrella
Abusava di figlia e tre nipotine, condannato

L’artigiano pratese di 64 anni è in carcere dall’estate del 2020: il giudice gli ha inflitto una pena di 11 anni e 8 mesi

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PRATO. Undici anni e otto mesi di reclusione, ovvero venti mesi di carcere in più rispetto alle richieste del pubblico ministero, perché colpevole di violenza sessuale su una figlia e tre nipotine.

È stata questa la decisione del giudice delle udienze preliminari, Francesca Scarlatti che ha deciso sul rito abbreviato concordato dalle parti. L’uomo, un artigiano di 64 anni in carcere da settembre del 2020, era accusato di violenza sessuale nei confronti della figlia, oggi ventiquattrenne, e di tre nipotine avute da altre due figlie. Il pubblico ministero, Laura Canovai aveva chiesto dieci anni di carcere per l’artigiano difeso dall’avvocato Francesco Mandarano, che si è sempre professato innocente.

La vicenda è emersa nell’estate di due anni fa quando la nipotina più piccola ha avuto il coraggio di dire alla madre delle pesanti e strane attenzioni del nonno. La donna sporse subito denuncia e dalle indagini emersero poi anche le verità delle altre due nipoti e finalmente anche della figlia dell’uomo che ha così trovato il coraggio a sua volta di denunciare. Il pubblico ministero emise subito un ordine di carcerazione nei confronti dell’artigiano, seppur incensurato, perché sembra che le attenzioni nei confronti della più piccola stessero continuando. Le violenze avvenivano o nel letto dell’uomo dopo pranzo oppure nel furgone da lavoro. Il padre e nonno orco, sembra che avesse una predilezione per le bambine piccole, infatti le sue morbose attenzioni nei confronti delle altre si erano fermate quando avevano raggiunto i dieci dodici anni. Quindi prima dell’arresto, era la più piccola delle nipotine ad avere le sue attenzioni.

Le denuncia da parte delle quattro vittime sono state confermate in sede di incidente probatorio davanti ai giudici e le prove raccolte dalla procura sono state sufficienti per confermare la detenzione in carcere. Ieri pomeriggio la fase finale del processo con la decisione del giudice che ha ritenute pienamente fondate le accuse rivolte all’artigiano ed ha calcolato la pena in maniera superiore a quella prospettata dal pubblico ministero.

Nel processo si erano costituite parti civili anche tutte le vittime con l’avvocatessa Alessandra Artese e quindi ci sarà anche una condanna al risarcimento economico del danno. Sempreché un orrore del genere possa essere quantificato economicamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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