Sicurezza
Prato, prostitute a domicilio durante il lockdown: allontanati gli sfruttatori
Carabinieri e polizia municipale hanno scoperto due case d'appuntamenti che offrivano anche un servizio personalizzato ai cliienti: divieto di dimora per i promotori
PRATO. Ai tempi del Covid e delle conseguenti restrizioni negli spostamenti era quasi inevitabile che nascesse un servizio di prostitute a domicilio. Ci hanno pensato quattro intraprendenti cinesi, che poi sono stati scoperti grazie a un'indagine della polizia municipale e dei carabinieri che hanno loro contestato l'accusa di sfruttamento della prostituzione. Ai quattro, due uomini e due donne, è stato applicato il divieto di dimora in Toscana.
L'indagine è iniziata durante il lockdown quando un agente della polizia municipale si è accorto che un cinese diffondeva biglietti e adesivi con scritte in mandarino che pubblicizzavano il servizio. L'uomo era già stato indagato nel 2019 per lo stesso motivo e così l'indagine si è allargata col coinvolgimento dei carabinieri, intercettazioni ambientali e telefoniche. E' stata individuata una casa nella zona di via Filzi dove veniva esercitata la prostituzione, e poi una seconda, affittata allo stesso scopo.
Si è poi scoperto che i quattro cinesi offrivano ai clienti più facoltosi un servizio a domicilio. Le ragazze venivano accompagnate da un paio di tassisti (un cinese e un pensionato italiano) al domicilio del richiedente con tariffe che variavano dai 300 ai 500 euro per una notte (50 se era il cliente ad andare in uno dei due appartamenti). Gli stessi tassisti provvedevano, nel caso, ad andare a prendere le ragazze all'aeroporto quando arrivavano dall'estero. Ne sono state identificate sette, tutte maggiorenni di età compresa tra 20 e 30 anni, tutte consenzienti.
Nel pubblicizzare il servizio, i quattro promotori, facevano espressamente riferimento alle difficoltà del lockdown: "Ora che è tutto chiuso, qualcosa si può ancora fare...". Si preoccupavano però delle possibili multe per chi veniva sorpreso a spostarsi di notte quando c'era il coprifuoco, per questo le tariffe erano così alte per il servizio a domicilio. I due appartamenti sono stati affittati da proprietari italiani a un prezzo un po' più alto di quello di mercato, ma i carabinieri hanno spiegato che i proprietari erano all'oscuro di quello che veniva fatto all'interno. Nel corso delle indagini sono stati identificati decine di clienti e si è accertato che nelle tasche dei promotori finiva più della metà dell'incasso. I carabinieri hanno sequestrato le due auto usate dai "tassisti" delle lucciole.
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