Gioco
I vaccini frenano l’afflusso di clienti extra-europei negli stand di Pitti
Positivo il bilancio della tre giorni alla Stazione Leopolda soprattutto per le presenze di francesi, inglesi e spagnoli
PRATO. Tre giorni di sorrisi e saluti con gomiti ma “strappando” qualche stretta di mano. Come ai vecchi tempi, prima del Covid. Voglia di normalità fra gli stand di Pitti Filati, anche se la valanga di “bip” dei Green pass e la sfilata di mascherine FFp2 riportavano subito alla realtà. Archiviata la tre giorni del salone alla Leopolda è tempo di bilanci. Il “bottino” pratese è ricco per l’affluenza generale dei compratori dall’Italia e dall’Europa (francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi) ma americani e asiatici si sono fatti desiderare. Non sempre i vaccini aiutano a connettere le distanze e a riallacciare con i clienti internazionali. Anzi, se non sono vaccini riconosciuti nei confini dell’Unione europea (Pfizer e Moderna) rischiano di alzare solo barriere con chi arriva dall’estero per visitare una fiera con il Green pass rafforzato. Così, un designer proveniente dalle Mauritius ha raccontato allo stand della Pinori di essersi vaccinato con quattro dosi pur di riuscire a volare per Pitti: due con il Covaxin (vaccino indiano) e due con vaccini mRNA. Per lo stesso motivo alcuni clienti russi dell’Industria Italiana Filati vaccinati con lo Sputnik hanno dato forfait prima di arrivare alla Leopolda. «Speriamo che da qui a giugno, quando dovremmo tornare alla Fortezza da Basso, queste limitazioni finiscano – auspica Chiara Lucchesi di Industria Italiana Filati – È stato bello rivedersi non solo con i clienti ma anche con i colleghi: siamo concorrenti e amici allo stesso tempo. Sì, è scappato anche qualche abbraccio dopo quasi due anni di saluti con i gomiti. È soprattutto nell’edizione di giugno che ci aspettiamo di fare i numeri di una volta, con la presentazione dell’invernale». Per la seconda volta così il comparto pratese dei produttori di filati è andato in trasferta alla Leopolda e ha fatto come sempre la sua bella figura, grazie a una rosa di 30 marchi “made in Prato” presenti in fiera. Sostenibile è bello era il mantra della quasi totalità delle aziende, nel nome dell’unica frontiera possibile per il tessile. Industria Italiana Filati, ad esempio, ha giocato la carta di una nuova linea di articoli con tinture botaniche provenienti da piante, radici, foglie e alberi. In casa Pinori sono stati molto gettonati gli stampati e tutta la sezione di fili rigenerati. «C’è tanta voglia di colore: soprattutto il secondo giorno abbiamo avuto un’affluenza bella piena allo stand», racconta Raffaella Pinori. Vietato parlare di prezzi fra i corridoi. I dolori arriveranno nelle prossime settimane. Nel mondo de filati si ride e si piange allo stesso tempo: il recupero di fatturato dopo l’annus horribilis del 2020 rischia di essere vanificato dai rincari di gas ed energia alle stelle. «Pochi clienti in fiera hanno chiesto i prezzi – riprende Lucchesi – gli uffici stile delle aziende erano più interessati a fare ricerca. Vedremo alla prima richiesta delle rocche».
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