Gioco
Picchi: «Tessuto arte e cultura per avere una nuova idea di fabbrica»
L’amministratore delegato dell’omonima società per azioni parla anche di crisi energetica e di prodotti ecosostenibili
PRATO. Prende il via questa sera nella fabbrica tessile Picchi spa in via Marcella Tempesti la serie di eventi organizzati nell’ambito del progetto TiPo (Turismo industriale a Prato) . Un appuntamento che ci porta a conoscere Francesco Picchi, amministratore delegato dell’azienda fondata nel 1946.
Tipo porta i turisti in fabbrica. Una nuova frontiera per l’imprenditore tessile?
«È una bellissima iniziativa che va nella direzione di un nuovo concetto di fabbrica che deve aprirsi alla città anche con progetti che leghino la sua funzione primaria ad altri settori, cultura, arte spettacolo. Crediamo fermamente in un concetto osmotico e di integrazione tra il luogo – fabbrica e l’ambiente circostante. Un esempio è l’archivio storico che raccoglie tutti gli articoli delle nostre collezioni dal 1968 e che da anni è visitato da studenti e stilisti di tutto il mondo».
Cosa si aspetta dallo spettacolo con Elianto?
«Alla Picchi andiamo orgogliosi del legame che abbiamo sempre avuto fra lavoro e bellezza, fra tessuto e arte. Mio padre Piero Picchi è stato un vero precursore in questo, iniziando parecchi anni fa ad unire il tessile all’arte. Da qui, da queste stanze sono passati artisti di fama mondiale, fotografi come Mulas, disegnatori visionari come Crepax e Manara, Corona e Igort, scultori come Giò Pomodoro e Dani Karavan, pittrici come Pia Domenech, ognuno ci ha lasciato qualcosa di sé e si è preso qualcosa di noi. I campionari stessi sono a guardarli bene opere d’arte. È per questo che siamo particolarmente felici di aver accolto l’anno passato una musicista del calibro di Naomi Berrill durante il lock down a porte chiuse e quest’anno per il progetto TiPo un innovatore delle rime come il comico Elianto».
Dopo quasi 2 anni di pandemia si parla di ripresa ecomomica qual è la situazione delle aziende pratesi?
«Il nostro settore più di altri in tempo di crisi è il primo a fermarsi e l’ultimo a ripartire. Il consumo dell’abbigliamento è collegato all’umore del consumatore non più ad una necessità primaria, ma voluttuaria. Si acquista se l’economia è in moto, se le notizie che si leggono o si ascoltano sono rassicuranti. Figuriamoci cosa può essere successo durante il lock down o in quest’ultimo periodo. L’ultimo trimestre 2021 è stato in crescita, sembrava che i consumi fossero ripartiti, poi l’economia si è nuovamente fermata, tuttavia intravedo uno spiraglio positivo che potrebbe riportare ad una nuova e vera ripartenza. Confido in una buona annata, non certo ai livelli del 2019 ma in crescita come il 2021 lo è stato sul 2020».
Dal Governo sono stati annunciati finanziamenti milionari per il tessile pratese. Stanno arrivavando?
«È una notizia positiva perché a differenza dello scorso anno sono aiuti mirati alla città di Prato e questo è un bene. Gli anni passati questi aiuti arrivavano a pioggia a chiunque ne facesse richiesta e in quel frangente era giusto per tamponare una situazione di emergenza. Adesso però i finanziamenti, che non erano a fondo perduto, andranno restituiti a tassi di interesse in continuo aumento a causa della crescita dell’inflazione. La nostra azienda ha deciso di resistere nei momenti bui della crisi e di non attingere ai finanziamenti statali perché prevedevamo uno scenario simile».
Venti di guerra in Ucraina, crisi energetica con aumenti delle tariffe e crollo del mercato azionario: cosa significano per il tessile pratese?
«Questo punto è estremamente doloroso che potrebbe incidere pesantemente sulla ripresa economica. Gli aumenti toccano non solo l’energia ma anche la materia prima e tutte le piccole spese che compongono il prezzo finale di un metro di tessuto che dovranno essere scaricate sui nostri clienti ma che alla fine purtroppo dovrà pagare il consumatore finale. Ci auguriamo che questo non porti ad una contrazione dei consumi».
Di cosa vive oggi prevalentemente il settore tessile pratese? Si esporta soprattutto dove? Quali sono le strategie per essere sempre competitivi?
«La ricerca di un prodotto ecosostenibile è alla base di ogni nostra collezione e la chiave di sfida per riuscire a mantenersi saldi in questo settore. Dal consumatore finale arrivavano degli input che non potevano essere ignorati, abbiamo quindi orientato la nostra produzione su materia prima rigenerata o riciclata, e chi c’è più bravo di Prato su questo, è la nostra storia, una storia innovata. Io me lo ricordo quando ci chiamavano la “capitale degli stracci”. Eppure già allora eravamo un’eccellenza nel mondo, dalle balle tiravamo fuori un cardato che faceva invidia ai tessuti più blasonati. Alla Picchi i progetti di ricerca sul prodotto realizzati negli anni passati e quelli allo studio abbracciano questa filosofia e nel rispetto dell’Economia Circolare, abbiamo anche creato il marchio Be-Eco. Prato sarà sempre il centro di questo processo, lo era anche quando non era stato codificato per noi è sempre stata una filosofia di vita. Perché una cosa questi anni ci hanno insegnato: solo chi ha una storia alle spalle è padrone del proprio destino, del proprio futuro. A patto che sappia guardare oltre e a Prato superiamo la nostra storia con l’innovazione.
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