Il Tirreno

Prato

L’alleanza italo-cinese: posti auto indispensabili

I lavori in via Pistoiese
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I lavori in via Pistoiese

Negozianti contro i lavori in via Pistoiese.  «Così saremo costretti ad andare via» 

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PRATO. Sono pesanti gli scatoloni dove si accatastano le rocche di filo. I cucirini sono i ferri del mestiere di chi ha una ditta di confezioni. Michele si muove fra scatole, rocche e macchine da cucire. «Da qui ce ne andiamo. Senza parcheggi non si potrà lavorare ed è per questo stiamo cercando un nuovo immobile in periferia. Avremo problemi logistici non indifferenti: qui vengono a rifornirsi tanti magazzini di San Paolo e Chiesanuova». I genitori di Michele Yang mandano avanti il negozio “Il telaio” dal 1997, in via Pistoiese: l’attività è alla seconda generazione e Michele, studente universitario con in tasca un diploma al Gramsci-Keynes, è dispiaciuto che la sua famiglia faccia le valigie dal cuore pulsante di Chinatown. «Ormai i lavori di rifacimento di via Pistoiese sono iniziati, non si possono certo fermare. Ma ci voleva più ascolto da parte dell’amministrazione». Se e quando“Il telaio” tirerà giù il bandone ci rimetterà anche il proprietario del fondo che è pratese. Va sempre meno giù il maxi marciapiede pedonale in fase di costruzione lungo via Pistoiese che porterà al taglio di una ventina di posti auto lungo l’arteria principale. Il Comune ha provato la strada della mediazione, presentando un “compromesso” mercoledì in commissione 4 e 5, ovvero un recupero di sei posti auto fra via Borgioli e via Giordano (considerati lontani) che lascia l’amaro in bocca. Qui non c’entra l’andar per shopping camminando a piedi in via Pistoiese. Al market “Giulio”, altra attività storica, spuntano bancali di riso, frutta e verdura: i clienti li vedi arrivare e caricare in auto, spesso per rifornire i ristoranti. Qui batte il cuore della Chinatown più viva, quella che cerca di riprendersi dal colpo della crisi innescata dal Covid. Gli affari non sono più quelli di una volta. Non che un quartiere più bello e vivibile non interessi a chi ci lavora. Dai Shaoxian è uno dei primi firmatari della petizione contro il restringimento dei marciapiedi, al grido di meno fioriere e più posti auto. «Bisognava trovare il modo di migliorare la zona senza togliere parcheggi. Sono certamente buone le intenzioni dell’assessore Barberis (delega all’urbanistica, ndr) ma quello che il Comune ha in mente è il progetto di un quartiere turistico sull’esempio di via Sarpi a Milano». Vive da 33 anni a Prato, Dai, che qui si è sposato, ha tirato su quattro figli ed è titolare di un’oreficeria in via Pistoiese e di una profumeria in via Filzi. «Sono stato il primo cittadino cinese a sposarsi in palazzo comunale», ricorda con una punta di nostalgia. Una vita di lavoro e sacrifici. «Sono intervenuto ai lavori della commissione per portare la voce dei colleghi. Non è tanto per la mia attività di oreficeria ma per altri che vendono altre tipologie di prodotti. Prova a portare a mano un quintale di riso».

Sulla stessa lunghezza d’onda il negozio di ferramenta Signori, uno degli ultimi baluardi pratesi con mezzo secolo di vita. «Senza parcheggi ci sacrificano», sottolinea un dipendente con l’occhio rivolto verso la ruspa in azione. L’unione fra pratesi e cinesi fa la forza. Intanto è ancora transennato il parcheggio in via Nino Rota che, con 21 posti aggiuntivi, dovrebbe in parte alleviare la carenza di parcheggi a pochi metri di distanza. «Al buio, quando la sera usciamo dal negozio, la zona non è il massimo – lamenta la tabaccaia Giovanna Sini - Quando il parcheggio sarà aperto, i posti saranno occupati dai residenti».

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