Il Tirreno

Prato

il caso 

L’esercito di riserva contro il Covid diventa ostaggio della burocrazia

Maria Lardara
L’esercito di riserva contro il Covid diventa ostaggio della burocrazia

Custodi e docenti assunti nelle scuole per tappare i “buchi” hanno difficoltà a riscuotere lo stipendio

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prato. Altro che sicurezza di un lavoro statale. Non ditelo a Marco Ravaioli, 55 anni, che fa il custode precario in una scuola elementare cittadina. Per lui lo stipendio arriva con calma, non è sicuro ogni mese. Eppure ogni mattina Marco si alza per andare a lavorare e non fa mai venire meno il suo prezioso compito in un periodo in cui la scuola si ritrova ad affrontare l’emergenza della quarta ondata, lui che fa parte dell’organico Covid insieme ad altri 150 supplenti “arruolati” negli istituti pratesi per il secondo anno consecutivo. Impegnato a igienizzare cattedre e banchi a ogni cambio dell’ora, a presidiare entrate e uscite ai cancelli. «Ho iniziato a lavorare alla fine di settembre e ho ricevuto lo stipendio di ottobre a dicembre, poco prima di Natale. Poi più niente. La segreteria – racconta – mi ha spiegato che dipende dal Ministero». Gli arretrati si accumulano: all’appello mancano novembre e dicembre. Arrivano con il contagocce mentre i contratti dell’organico Covid sono stati prorogati fino al 31 marzo. «Sopravvivo perché siamo in due. Se fossi solo, magari perché provengo da fuori regione, chiederei i pacchi alimentari alla Caritas. Fa rabbia l’assoluta mancanza di considerazione».

Prima che scoppiasse la pandemia, Marco insegnava italiano per stranieri in una scuola di Firenze. Un lavoro certamente più motivante che venne meno a causa del Covid. Essendo inserito in graduatoria, Marco colse l’opportunità di rimettersi in gioco come collaboratore scolastico. Ora piove sul bagnato. «Al lavoro è obbligatoria la mascherina Ffp2, ma non ce la passano: sto spendendo per lavorare».

Se i supplenti dell’organico Covid piangono, anche i docenti convocati con la messa a disposizione sanno di riscuotere con ritardo. Come una maestra che si divide fra materna e primaria, al capezzale di istituti che non possono più attingere da graduatorie esaurite. «Ho riscosso finora solo due giorni a ottobre e la mensilità di maggio l’ho ricevuta il 27 ottobre», racconta in forma anonima la docente. Il malcontento si somma alle difficoltà che hanno le scuole a nominare i supplenti. Oggi più necessari che mai per rimpiazzare il personale di ruolo malato di Covid o in quarantena. I dirigenti sono al corrente di questi ritardi. «Non abbiamo responsabilità. Le scuole inseriscono i contratti nella piattaforma Sidi ma poi l’erogazione dei pagamenti dipende dal Mef (ministero Economia e finanze)», spiega il preside Stefano Pollini che coordina la rete degli istituti (Rispo). Secondo la Cisl, sono stati sbloccati i pagamenti di ottobre e novembre ma ancora non si vedono per tutti. «Il nodo sta nell’iter di autorizzazione da parte del Mef e nel successivo caricamento delle risorse nelle casse delle scuole – fa sapere Daniela Scarlata della Cisl Scuola – C’è una burocrazia spaventosa». Anche la Flc Cgil aveva seguito più casi di collaboratori scolastici degli istituti comprensivi che solo a fine 2021 hanno visto gli stipendi di maggio e giugno. Ritardi che stanno diventando una pericolosa “consuetudine” da risolvere.

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