Il Tirreno

Prato

parla l’ex giocatore e allenatore 

Esposito: "In quell’impianto ho trascorso una parte importante della mia vita"

Pasquale Petrella
Vincenzo Esposito al Lungobisenzio quando era allenatore dell'Ac Prato
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Vincenzo Esposito al Lungobisenzio quando era allenatore dell'Ac Prato

Uno dei simboli dei colori biancazzurri parla della riapertura dello stadio Lungobisenzio dopo quasi cinque anni di abbandono

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prato. «Lo stadio Lungobisenzio è un luogo che rappresenta un pezzo importante della mia vita. Se conto i minuti che ho vissuto lì da giocatore prima e da allenatore poi, posso dire davvero che una fetta consistente della mia esistenza è stata lì».

A parlare è Vincenzo Esposito, colonna dei colori biancazzurri degli ultimi venticinque-trent’anni. «Conosco quell’impianto in ogni sua piega, in ogni suo anfratto – continua Esposito – Ho visto tante trasformazioni. Sono arrivato che c’erano gli spalti di legno e i tubi innocenti. Poi sono arrivate le toppe su toppe, in cemento armato e spesso brutte a vedersi».

Da domenica prossima il Prato tornerà a giocare al Lungobisenzio dopo quasi cinque anni di esilio. «Sono e rimarrò sempre un tifoso del Prato, vita natural durante. Il Lungobisenzio è la sua casa e non posso che essere felice se adesso potrà ritornare a giocare in quell’impianto – continua Esposito – Non era giusto per la stessa città e non solo per l’Ac Prato che quel luogo rimanesse abbandonato a se stesso». Un restyling comunque solo parziale per poter ripartire con le partite ufficiali del Prato che milita in serie D. «L’area del Lungobisenzio è di circa sessantamila metri quadrati – continua l’ex mister biancazzurro – C’era un progetto molto interessante presentato dalla famiglia Toccafondi per ottimizzare gli spazi. C’erano due campi di calcio a 11, il sussidiario e almeno un altro paio di campi di calcio a 5. Poteva diventare un centro sportivo di prim’ordine. Poi il progetto è stato abortito con i dissidi fra l’allora proprietà e l’amministrazione comunale, con l’esilio a Montemurlo e tutto il resto che adesso è storia».

L’Ac Prato ha una nuova proprietà e un nuovo progetto. «Sì, e mi auguro e ne sono convinto che continui all’insegna della serietà mostrata per quarant’anni dalla famiglia Toccafondi – conclude Esposito – Certo l’impegno non è da poco. Per far ritornare l’amore della città intorno ai colori biancazzurri servirà del tempo e soprattutto serviranno grandi risultati che potranno esserci solo con una serietà gestionale e puntando nel giro di pochi anni alla serie B, altrimenti la nuova gestione non direbbe nulla di più di quello che ha detto la famiglia Toccafondi che per quarant’anni ha garantito la serie C nel calcio professionistico».

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