Lutto
E ora le estetiste dicono sì al Green pass: «Così facciamo tornare i clienti»
prato. Alcune clienti lo mostravano già prima di rilassarsi per la manicure o la piega. Prima però non era obbligatorio, da domani sì: senza Green pass, addio ai momenti per farsi bella dal parrucchiere o dall’estetista. Servirà la certificazione verde “base”, rilasciata per 48 ore a chi esegue un tampone oltre naturalmente ai vaccinati e guariti.
Una novità che era nell’aria e che diverse attività di servizi alla persona vedono di buon occhio. Una è Stefania Gallina che gestisce il negozio Cutting Club in via del Serraglio. «Le mie clienti sono già preparate. Non vedo complicazioni o rallentamenti per il lavoro: ho già predisposto l’applicazione sul cellulare per i controlli. Ben venga l’obbligo per garantire ancora più sicurezza nei nostri locali, dove abbiamo sempre avuto paletti stringenti per pulizia e sanificazione».
Ormai quella di esibire il Green pass è diventata una consuetudine nei ristoranti e bar. «Spesso sono la prima a mostrarlo senza che me lo chiedano», sottolinea Mila Pecchioli mentre è alle prese con mèches e colore. Aspettando l’entrata in vigore del nuovo obbligo, si attrezza anche l’Estetica Elisa che si è munita di lavagnetta per ricordare ai clienti la scadenza del 20 gennaio. «Sulle regole sono categorica – ammette Elisa Giovannetti – Non ho certo voglia di prendere la multa anche se, per fortuna, non ho “no vax”. Molte entravano già in negozio con il Green pass pronto».
Di questi tempi non sono certo rose e fiori per acconciatori ed estetiste. Fra le clienti che hanno il Covid, in quarantena o rimandano i trattamenti per paura, nei saloni regna il semideserto con tante disdette di appuntamenti. «Speriamo che il Green pass faccia aumentare la percezione di sicurezza in chi è titubante», auspica Elisa.
Per Jessica Porroni, presidente degli acconciatori di Confartigianato Imprese Prato, il nuovo obbligo si lega alla priorità della salute. «Quando facciamo trattamenti lunghi il contatto ravvicinato con la cliente può durare anche un’ora. La linea sulla tutela della salute è senz’altro condivisa».
Ma c’è anche il rovescio della medaglia da cui l’associazione di categoria mette in guardia: i timori per un possibile aumento del sommerso. «Chi non vuole rinunciare alla cura del corpo ed è senza Green pass – fa notare Porroni – potrebbe rivolgersi a operatori sleali, verso i quali chiediamo controlli serrati».
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