Toscana
Due dosi dopo la positività non valgono quanto le tre dosi
Ilaria Franchi racconta le difficoltà avute negli Usa quando è stata a trovare il padre al momento di mostrare il Green pass che indicava una vaccinazione mancante
Maria Lardara
prato. Nazione che vai, Green pass che trovi. Nulla di così strano visto che Stati Uniti e Gran Bretagna sono fuori dalle regole dell’Unione europea. Regione che vai, Green pass che trovi, ed ecco che allora la situazione si complica. Sì perché per entrare negli Stati Uniti devi essere “fully vaccinated” (pienamente vaccinato). Ma se in Italia hai avuto il Covid, una dose di vaccino e il richiamo “booster”, agli occhi degli Stati Uniti potrebbe non bastare. All’appello mancherà sempre la seconda dose. In Toscana si farebbe in un modo, in Lombardia in un altro. «Se il Covid equivale a una dose, deve risultare dal Green pass che deve essere uguale in Italia. Perché chi si è vaccinato in Toscana dopo il Covid, una dose di vaccino e il “booster” trova la dicitura 2/1 sul certificato verde mentre i lombardi 3/3 dosi?». A porsi la domanda è Ilaria Franchi che da giorni cerca di far sentire la sua voce con l’Asl Toscana Centro scrivendo due mail distinte ai referenti della zona distretto e dell’ufficio igiene. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la somministrazione di Moderna ricevuta dalla figlia il 10 gennaio: tecnicamente, la dose di “booster” perché il Covid lo aveva avuto nel novembre 2020 e una dose di vaccino al Pellegrinaio a luglio 2021.
Vive a Los Angeles il padre della ragazza pratese che era stata a fargli visita prima di Natale: lì ha scoperto che doveva stare lontana dai ristoranti, ad esempio, perché “in difetto” di una dose. Dopo che è rientrata in Italia, la ragazza ha fatto la “terza dose” ma le mancherebbe in ogni caso la seconda per essere in regola con la legislazione americana che chiede “fully vaccinated”. L’intenzione sarebbe di ripartire a giugno e acquistare intanto i biglietti per il volo. «Il punto è che mia figlia per riallinearsi deve fare la “seconda” dose e sarà sempre in difetto di un richiamo se, tra qualche mese, sarà istituito l’obbligo di ingresso negli Usa con due dosi e “booster”, visto che il quadro legislativo è sempre in evoluzione». Parlando con amici che vivono in Lombardia e si muovono all’estero, Ilaria ha scoperto che chi ha avuto il Covid lì per poi vaccinarsi con prima dose e “booster” riporta sul Green pass la dicitura 3/3 dosi anziché 2/1 come in Toscana. «Se in Italia aver contratto il Covid è equiparato a una dose di vaccino, ciò a tutti gli effetti deve essere riconosciuto e risultare dal Green pass, altrimenti non è una dose. Qui non si chiede certamente di intervenire sulla legislazione extraeuropea ma di inserire diversamente la registrazione del numero di dosi ai fini del rilascio del Green pass». Dopo la somministrazione fatta il 10 gennaio, Ilaria aveva ricevuto dall’Asl la rassicurazione che il Green pass della figlia avrebbe riportato la dicitura 3/3 dosi. «Tante persone viaggiano e devono confrontarsi con legislazioni divergenti. Spetta alle autorità preposte cercare di risolvere i problemi concreti, derivanti da un "buco" normativo o da legislazioni contraddittorie. Il Covid vale una dose ma non per il Green pass». Alza le mani Lorena Paganelli, direttrice della zona distretto dell’Asl: «Non è un problema che si può risolvere a livello locale. Non si può suggerire alla ragazza di fare una dose in più a fronte di determinate indicazioni sanitarie. La questione è da affrontare in sede di sede di Regione o di ambasciata» .
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