Sicurezza
Il “Diavolo” condannato a sei anni ma cade una parte delle accuse
Il giovane montemurlese è stato riconosciuto colpevole di cinque episodi di violenza sessuale
Matteo Leoni
prato. È stato condannato a sei anni di reclusione col rito abbreviato Matteo Valdambrini, il ventiquattrenne di Montemurlo che era stato arrestato nel giugno del 2020 dai poliziotti della squadra mobile di Firenze e dello Sco. L’accusa mossa all’epoca dagli inquirenti fiorentini all’epoca era quella di essere a capo di una setta e di aver costretto i suoi adepti a subire atti sessuali, dopo averli convinti di essere il Diavolo. Ieri Valdambrini è stato condannato per cinque casi di violenza sessuale, meno della metà dei tredici episodi per i quali era finito sul banco degli imputati, e assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, dalla contestazione di riduzione in schiavitù. Con il venir meno di questa parte dell’imputazione, cadrebbe anche l’ipotesi accusatoria che il ventiquattrenne abbia dato vita a una setta. Per avere un quadro più preciso tuttavia occorrerà attendere le motivazioni della sentenza, che saranno rese note entro novanta giorni. Gli abusi per i quali il gip lo ha ritenuto colpevole si collocano tra il 2015 e il 2019. In tre casi sono stati consumati verso ragazzini minorenni. Per gli investigatori, Valdambrini avrebbe persuaso gli adepti di averli scelti per salvare il mondo. Per convincerli a subire gli abusi li avrebbe convinti che queste pratiche fossero loro necessarie per superare un presunto blocco sessuale, eliminato il quale avrebbero potuto sviluppare poteri soprannaturali. In uno dei casi per i quali l’imputato è stato dichiarato colpevole, la giovane vittima sarebbe stata costretta a subire atti sessuali in due circostanze, anche mediante minacce di morte. Solo acconsentendo alle pratiche sessuali avrebbe potuto superare il blocco, che sarebbe stato causa di un malessere che aveva colpito tutti i componenti del gruppo dopo aver mangiato una pizza. Se avesse rifiutato il sesso, gli avrebbe detto Valdambrini, allora i suoi familiari avrebbero patito mali ancora peggiori. In un altro caso, un ragazzino minorenne sarebbe stato persuaso a subire atti sessuali come procedura necessaria per acquisire poteri soprannaturali e poter così salvare il mondo. In generale, secondo l’accusa il ventiquattrenne induceva i ragazzini che vedevano in lui un punto di riferimento a subire atti sessuali facendoli passare per una pratica necessaria. A volte per acquisire poteri soprannaturali o magici, e altre anche semplicemente per superare i propri disagi. A un giovane vittima di abusi fu prospettata perfino l’esistenza di entità malefiche che si aggiravano per strada come persone normali, che avrebbero potuto catturarlo da un momento all’altro per sottoporlo a esperimenti o addirittura per ucciderlo. A Valdambrini è stato contestato anche di essersi fatto inviare via Whatsapp delle foto di nudo dalla proprie vittime, dicendo loro che sarebbero state viste non da lui ma da una entità cibernetica di nome Hydra, che sarebbe stata in grado di analizzarle e di stabilire la loro vera identità. Il ventiquattrenne è stato poi condannato al risarcimento del danno verso le cinque vittime degli abusi per i quali è stato giudicato colpevole. Il tribunale ha disposto anche il pagamento di provvisionali a favore delle vittime, parti civili nel processo, per un totale di 33. 000 euro. Disposta per lui anche l’interdizione perpetua da qualunque ufficio attinente alla tutela e all’amministrazione di sostegno, oltre che dai pubblici uffici e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, e infine da ogni ufficio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori.
«Sono cadute molte accuse, fra cui quella più grave, relativa al reato di riduzione in schiavitù e all’esistenza di una setta – ha commentato l’avvocato difensore Sigfrido Fenyes – Il fatto non sussiste. Attendiamo di leggere la motivazione per prendere ogni ulteriore iniziativa in difesa del nostro assistito».
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