Il Tirreno

Prato

L’incontro 

Mimmo Lucano a Cafaggio «Processata l’accoglienza»

Paolo Nencioni
Mimmo Lucano a Cafaggio «Processata l’accoglienza»

Dibattito con l’ex sindaco di Riace condannato per la gestione dell’immigrazione «Non mi sono messo in tasca un euro». I “patrioti” lo contestano coi volantini

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prato. Qualcuno ieri mattina presto ha messo sui tergicristalli di decine di auto intorno al circolo Arci di Cafaggio altrettanti manifestini con la foto di Domenico Lucano, l’ex sindaco di Riace, e una scritta (chissà perché in inglese): “Mimmo Lucano is not welcome”. Firmato la Rete dei patrioti. Ma nessuno si è presentato a contestare l’ex sindaco condannato a 13 anni e due mesi di reclusione per la gestione dell’immigrazione nel piccolo paesino della Calabria, mentre in tanti sono venuti a sentire che cosa aveva da dire Lucano e a portargli la propria solidarietà nel corso dell’incontro organizzato dall’associazione Prato 2040. In prima fila l’ex presidente della Regione Enrico Rossi, collegato da remoto lo scrittore Sandro Veronesi.

Con Mimmo Lucano di fatto è stato processato un modello di accoglienza, ma il diretto interessato ha negato che ci fosse un modello. «Il mio – ha spiegato – è stato un impulso di umanità, non c’era un modello».

L’ex sindaco di Riace parla del primo sbarco di profughi sulle coste calabresi, nel lontano 1998. Lui è diventato sindaco qualche anno dopo e fu accusato di aver cercato di ripopolare il suo paesino con gli immigrati. «Sembrava impossibile, eppure è così».

Lucano ha ricordato di essere sempre stato un militante di quella che un tempo si chiamava sinistra extraparlamentare, nel suo caso Democrazia Proletaria e rivendica il suo ideale, per il quale è disposto anche a fare la galera, se la condanna di primo grado verrà confermata. «Non faccio patteggiamenti – ha spiegato – anche se mi offrissero la possibilità di fare un solo giorno di galera. Sono disposto anche a farmi dieci anni per affermare il principio». Un principio, dice Lucano, condiviso dal vescovo dell’epoca, un ex prete operaio. «Mi sono convinto che il cristianesimo evangelico e la sinistra tendono verso lo stesso ideale – ha aggiunto – Fin da subito col vescovo capimmo che l’accoglienza diventava una strategia per risolvere i problemi». In realtà poi i problemi li ha avuti lui, col procedimento penale iniziato nel 2016 e che si è concluso con una pesantissima condanna, «una pena che di solito si dà a chi ammazza una persona».

«Riace dava fastidio, soprattutto alla destra – dice Lucano (e quei volanti sembrano confermarlo anche oggi) – Ecco perché è successo quello che è successo, aiutare le persone è diventato un reato, ma nessuna sentenza potrà mai cancellare quell’esperienza. E io non mi sono messo in tasca un euro».

Paolo Nencioni



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