Il Tirreno

Prato

la vertenza 

Piazza del Comune vietata al Si Cobas «Andremo lo stesso»

Paolo Nencioni

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prato. La Questura ha vietato un presidio che il sindacato Si Cobas voleva fare oggi pomeriggio alle 15,30 in piazza del Comune per tornare a chiedere la concessione delle residenze e dei permessi di soggiorno ai lavoratori della stamperia Texprint impegnati da quasi un anno in una dura vertenza con l’azienda a conduzione cinese, ma il sindacato non ci sta e annuncia che una manifestazione in centro si farà comunque.

«Non vogliamo andare allo scontro – hanno spiegato ieri Sarah Caudiero e Luca Toscano del Si Cobas – ma non accettiamo il principio secondo il quale non si può manifestare pacificamente per i propri diritti».

Lo scorso 1° dicembre si è saputo che l’Ispettorato del lavoro ha dato ragione ai dipendenti Texprint, in gran parte pachistani, che avevano denunciato condizioni di sfruttamento nell’azienda. Il conto arrivato alla Texprint è molto salato. Il Si Cobas calcola che dovrà essere versata una differenza di 2.800 euro lordi per ogni mese a ogni singolo lavoratore, oltre ai contributi e alla eventuale restituzione degli sgravi fiscali per l’utilizzo degli apprendisti.

Il primo dei 13 lavoratori licenziati è già stato reintegrato dal giudice del lavoro Mancini, che non ha ritenuto fondate le contestazioni disciplinari. Sugli altri il giudice deciderà a febbraio. Nel frattempo campano con l’assegno di disoccupazione.

Ma il Si Cobas insiste per la concessione dei permessi di soggiorno a chi li ha in scadenza e delle residenze. Due obbiettivi che sembrano ancora molto lontani nonostante ci siano stati alcuni incontri allo Sportello anti-sfruttamento del Comune che finora non hanno dato alcun frutto. Ecco perché il sindacato ha organizzato il presidio di oggi in centro.

«In questi mesi è stato detto e scritto di tutto – recriminano Caudiero e Toscano – È stata messa in dubbio la parola degli operai, si è detto che si erano inventati tutto. E invece gli accertamenti dell’Ispettorato hanno dato loro ragione. Stiamo ancora aspettando le scuse del sindaco Biffoni».



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