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Prato

il progetto 

Manifatture digitali fa rivivere l’abito di Isabella di Aragona

Azelio Biagioni
Manifatture digitali fa rivivere l’abito di Isabella di Aragona

Una storica del tessuto e un’esperta di sartoria antica hanno collaborato per realizzare due copie del vestito con il quale fu sepolta la duchessa di Bari

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PRATO. Un abito in damasco bianco. La riproduzione di quello che appartenne alla duchessa Isabella d’Aragona. A Prato, ne sono stati realizzati due esemplari. Uno si trova a Manifatture digitali cinema, il luogo dove l’idea è nata, l’altro è esposto nella chiesa di San Domenico maggiore a Napoli, accanto a quello originale di quella che fu la duchessa di Bari.

Il progetto ha visto coinvolti Manifatture digitali cinema (Fondazione Sistema Toscana), Confartigianato Imprese Prato e la Soprintendenza Abac per il Comune di Napoli.

L’idea della riproduzione dell’abito di Isabella d’Aragona è nata nel 2020 durante il master “La stoffa dei sogni” che si è tenuto a Manifatture, focalizzato sull’abito rinascimentale. È allora che la storica del tessuto e del costume Roberta Orsi Landini ha proposto di rifare, durante il master, l’abito di Isabella d’Aragona morta nel 1524 e sepolta nelle arche della sacrestia della chiesa di San Domenico maggiore a Napoli. E proprio durante il master è iniziato il lavoro di ricerca. Tessy Schoenholzer Nichols, esperta di sartoria antica, ha realizzato il cartamodello, i partecipanti al master hanno ricavato il disegno da riprodurre e fatto il taglio. A Gabriella Fabozzi, sarta esperta di Manifatture, il compito di cucire (quasi tutto a mano) i due abiti.

«Che riproducono fedelmente le misure di quello originale – spiega Roberta Orsi Landini – Così come anche il disegno».

L’abito riproduce quello rivenuto nella tomba di Isabella d’Aragona. La storica del tessuto e del costume Orsi Landini, che ha fatto diversi studi sull’abito di Isabella, spiega come il vestito in questione fosse di uso giornaliero, non presentava infatti decorazioni in oro. All’abito originale mancavano le maniche ma dopo altri attenti studi sono stati fatte due ipotesi e le maniche sono state realizzate.

La realizzazione di questo abito antico è l’input per aprire un nuovo scenario: ovvero che il progetto sperimentale fra il settore audiovisivo e le imprese artigianali tessili pratesi possa consentire lo sviluppo in città di un intreccio di saperi e creare un servizio, accessibile on line, dedicato alla riproduzione di tessuti storici che abbiano un impatto visivo filologicamente corretto e a costi accessibili ai fini delle esigenze del mondo dello spettacolo, del cinema e della moda. Infatti, il tessuto utilizzato per la riproduzione dell’abito della duchessa parla pratese e arriva dalla tessitura Jacquard dei fratelli Poli (individuata da Confartigianato Imprese Prato) che dopo varie prove è arrivata a dare vita al damasco con il quale è stato cucito l’abito.

Il tessuto per un abito antico è importante e la replica di una stoffa del 1500 non è una cosa banale, dato che vanno tenuti in considerazione anche i costi. Luca Giusti, presidente di Confartigianato, sottolinea che le capacità artigianali del territorio oggi si concretizzano in quest’abito e che la Confartigianato stessa si mette a disposizione con il sapere dei suoi tessitori per il progetto per la riproduzione di tessuti storici.

Azelio Biagioni

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