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Publiacqua e Confindustria ai ferri corti per lo stop all'aumento degli scarichi idrici

Pasquale Petrella
Lavori di Publiacua
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Lavori di Publiacua

Dopo l’accusa degli industriali per la disposizione che «blocca lo sviluppo» il contrattacco della società idrica e la nuova reazione pepata delle imprese

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PRATO. Lo stop all’aumento degli scarichi idrici di tintorie e rifinizioni deciso dalla Regione su richiesta di Publiacqua ha messo sul piede di guerra gli industriali. Sabato scorso la loro dura presa di posizione contro la Regione, l’Arpat, Publiacqua e l’Autorità idrica toscana. Sabato sera la replica pepata di Publiacqua e ieri mattina la controreplica di Confindustria Toscana Nord e del Consorzio Progetto Acqua a dimostrazione di quanto sia sentito il problema e quanto ci sia da chiarire intorno alle responsabilità di questa situazione che purtroppo va avanti da troppo tempo.

Riavvolgendo il nastro quindi bisogna ricordare che Confindustria aveva parlato di «Una situazione paradossale, quasi incredibile. Il tessile del distretto pratese, colpito dalla pandemia al punto di fare di Prato la città economicamente più in difficoltà della Toscana, prova a rialzare la testa ma non può farlo fino in fondo a causa dello stop agli incrementi degli scarichi idrici». E di qui il dito puntato come detto contro Regione, Arpat, Publiacqua e Autorità idrica toscana. Un dito puntato che Publiacqua non accetta di vederlo nella sua direzione. «In data 28 ottobre 2020, Publiacqua si è vista rinnovata l’autorizzazione allo scarico degli scolmatori della fognatura mista del Calice – si legge nel comunicato di replica della società – In tale decreto sono state riportate prescrizioni che rendono non più compatibili eventuali deroghe rilasciate dalle autorità competenti ai limiti di scarico in fognatura da parte delle industrie. Per tale motivo Publiacqua si è trovata costretta a comunicare a tutti gli enti interessati che formulerà parere negativo a richieste in tal senso per evitare sanzioni penalmente rilevanti».

Inoltre la società tiene a precisare che «Publiacqua in questa vicenda è coinvolta solo come gestore delle infrastrutture (scolmatori) che regolano gli scarichi in ambiente. Il gestore si trova ad essere responsabile, anche penalmente, di eventuali inquinamenti determinati da tali scarichi. Tali responsabilità non possono essere fatte ricadere su un soggetto, Publiacqua appunto, che non ha controllo alcuno sugli scarichi medesimi e che altrimenti dovrebbe dotarsi di un piano di campionamento e controllo che andrebbe a gravare sulle tariffe applicate a tutti i cittadini pur avvantaggiando solo soggetti privati come appunto gli industriali».

«E' vero che l'effetto a cascata sulla questione scarichi non è stato innescato da Publiacqua ma dagli irrigidimenti di Arpat e dall'assenza di iniziativa della Regione Toscana – è la controreplica degli industriali – E' vero anche che quando Publiacqua ha assunto la gestione della fognatura pratese questa aveva già le stesse caratteristiche attuali: ma sono passati vent'anni da allora e non a caso fin da quasi subito si cercarono soluzioni che sarebbero state possibili, ma che nonostante gli impegni non si sono mai concretizzate».

E su questo punto Publiacqua passa al contrattacco: «Se c’è un soggetto che in questa vicenda può essere tacciato di inerzia è casomai il Consorzio progetto Acqua che secondo l’accordo di programma con la Regione Toscana sarebbe stato tenuto a costruire entro il 2020 la nuova fognatura industriale di Prato e Montemurlo e non l’ha fatto. Publiacqua, dal canto suo, sta invece adempiendo a tutti gli accordi presi per il potenziamento del sistema fognario pratese assunti con la Regione Toscana e la stessa Confindustria, portando avanti, anche in tempo di Covid, i lavori di sua competenza investendo dal 2018 all’aprile 2021 2,7 milioni di euro».

E la replica è altrettanto pepata. «E' colpa delle aziende pratesi se l'accordo di programma del 2006 che prevedeva la realizzazione della nuova fognatura da parte di Publiacqua è rimasto lettera morta? – chiedono gli industriali – E' colpa delle aziende pratesi se i 70 milioni di euro drenati in vent'anni dal distretto, a suon di tariffe di fognatura ben più costose, anche del doppio, di quelle medie italiane, sono stati impiegati da Publiacqua per realizzare impianti in aree diverse da Prato, a cui sono rimaste solo le briciole?»

Il botta e risposta sembra solo all’inizio perché il problema resta e la palla passa, probabilmente, alla Regione.

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