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Lo stop all’aumento degli scarichi idrici fa infuriare gli industriali tessili pratesi
«Non possiamo pagare noi il conflitto tra Regione, Arpat e Publiacqua. Andremo a protestare sotto le finestre di Giani»
prato. Gli industriali tessili sono sul piede di guerra contro la Regione, l’Arpat, Publiacqua e l’Autorità idrica toscana. E minacciano di portare la protesta sotto le finestre degli uffici del presidente Eugenio Giani. Motivo del contendere è lo stop agli incrementi degli scarichi idrici di tintorie e rifinizioni deciso dalla Regione su richiesta di Publiacqua.
«Una situazione paradossale, quasi incredibile – si lege in una nota di Confindustria Toscana Nord – Il tessile del distretto pratese, colpito dalla pandemia al punto di fare di Prato la città economicamente più in difficoltà della Toscana, prova a rialzare la testa ma non può farlo fino in fondo a causa dello stop agli incrementi degli scarichi idrici. Tintorie e rifinizioni (e tutte le altre aziende utilizzatrici di acqua, anche di altri settori) si sono viste imporre limitazioni ai propri scarichi nella rete fognaria: chi disponeva già di autorizzazioni in tal senso non può incrementare le quantità, né è possibile avviare nuove attività con scarico diretto in fognatura».
«La vicenda – spiegano gli industriali – prende le mosse dall’inizio di quest’anno, quando Arpat ha formalizzato alcune puntualizzazioni e sottolineature alle normative in essere circa la qualità delle acque che vengono scolmate dalle fogne in caso di sovraccarico di queste ultime, ad esempio a causa di piogge particolarmente copiose. Temendo di non poter rispondere adeguatamente alle precisazioni di Arpat, Publiacqua – soggetto gestore della rete fognaria – ha chiesto alla Regione Toscana di non concedere più alle imprese di scaricare in fognatura. Dopo un momento di autentico panico – se tintorie e rifinizioni non potessero più scaricare in fognatura dovrebbero cessare l’attività, e con esse la quasi totalità del tessile pratese, con gli effetti anche occupazionali intuibili – la soluzione transitoria individuata fu di congelare la situazione: gli scarichi continuano ma senza alcun incremento né da parte di aziende che richiedano autorizzazioni ex novo, né da parte di aziende già autorizzate che, in questo momento di faticosa ripresa post-covid, abbiano necessità di incrementare i volumi».
Ma la vicenda si è ulteriormente complicata a causa del conflitto tra enti pubblici. «A questa già incresciosa situazione – spiegano ancora gli industriali – si sono sommate dinamiche conflittuali fra gli stessi soggetti interessati – Arpat e Regione Toscana da un lato, Publiacqua e Autorità Idrica Toscana dall’altro – che hanno condotto a un ricorso al Tar la cui udienza si terrà l’11 gennaio».
«Alla base di tutto vi è la condizione della rete fognaria pratese, per la quale da decenni investimenti pubblici consistenti non si vedono – osserva Ivo Vignali, presidente del Consorzio Progetto Acqua che riunisce 210 imprese idroesigenti dell’area pratese, per lo più tintorie e rifinizioni – L’inerzia dei soggetti pubblici non è certo responsabilità delle aziende, che anzi negli anni hanno promosso accordi di programma in cui, mettendoci del loro, spingevano per potenziare il sistema fognario; poi, visto che non si concretizzava niente, abbiamo addirittura deciso – caso unico in Italia – di costruirci da soli una fognatura industriale che sgravi la rete cittadina della maggior parte degli scarichi delle aziende. La scorsa estate abbiamo inaugurato il primo lotto, la cui messa in opera comporta un alleggerimento del 30% dei volumi degli scarichi industriali immessi in fognatura pubblica: già questo dovrebbe costituire, riguardo all’impatto ambientale, un elemento di forte rassicurazione rispetto agli irrigidimenti di Arpat, ai timori di Publiacqua e alla stasi della Regione. Abbiamo davanti ancora un altro mese, cruciale per l’economia pratese, per arrivare all’udienza del Tar dell’11 gennaio: impensabile rimanere in questa condizione, costretti, in molti di noi, a viaggiare col freno tirato perché non si può chiedere l’autorizzazione a scaricare un solo metro cubo in più di quanto precedentemente concesso».
«In assenza di segnali positivi sugli scarichi – avverte Vignali – il presidente Giani rischia di trovarci prima di Natale a protestare sotto le finestre dei suoi uffici. Non siamo certo soliti assumere iniziative del genere ma, nel pieno rispetto delle regole sanitarie e di ordine pubblico, se vi saremo costretti lo faremo».
«Condivido le preoccupazioni degli industriali pratesi ed in particolare del Consorzio Progetto Acqua in merito ai limiti imposti agli scarichi idrici – commenta la consigliera regionale Ilaria Bugetti del Partito democratico – Occorre trovare una soluzione condivisa, in grado di consentire alle aziende di cogliere le opportunità della faticosa ripresa economica dopo un periodo difficile. Per questo ho deciso di presentare un’apposita mozione che impegni la giunta regionale a porre rimedio urgentemente alla situazione che si è venuta a creare.Aggiungere il divieto di incrementare gli scarichi idrici nella rete fognaria rappresenterebbe una sorta di colpo di grazia che dobbiamo assolutamente scongiurare».
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