Il Tirreno

Prato

il caso 

«Ecco quanto costano le cene al Centro Pecci con invitati eccellenti»

I consiglieri Curcio e Spada all’attacco: «Centomila euro per i pranzi di dipendenti e politici al bistrot del museo»

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prato. La Fondazione per le arti contemporanee in Toscana ha speso quasi centomila euro per offrire cene al bistrot del Museo Pecci. Cene «offerte a dipendenti, membri del CdA, ma anche a ospiti politici, tra i quali anche il sindaco Matteo Biffoni e l’ex onorevole Edoardo Nesi. Conti da 300 o 400 euro, dove un uovo poteva costare anche 20 euro». Lo denunciano i consiglieri comunali Marco Curcio e Daniele Spada della Lega in un duro atto d’accusa sulla gestione del Centro per l’arte contemporanea.

Curcio e Spada criticano la decisione di licenziare la direttrice Cristiana Perrella: «Bastava darle il giusto preavviso e avrebbe potuto lavorare ed essere retribuita. Col licenziamento in tronco, invece, la Fondazione ha dovuto pagarle comunque 40mila euro di stipendi da ottobre 2021 a marzo 2022 senza farla lavorare». A questo costo, spiegano i due consiglieri, vanno aggiunti i 24.000 euro pagati alla società che ha individuato il nuovo direttore. «Ci sono altre spese che lasciano a desiderare – dice il consigliere Spada – come lo studio dell’Università Bocconi da 11mila euro per dirci che il Pecci costa troppo in proporzione ai pochi biglietti venduti. Una cosa scontata, sotto gli occhi di tutti». E poi, come detto, c’è il capitolo dei pranzi e delle cene al bistrot del piano terra «per un totale di quasi 100mila euro, in una situazione già così difficile economicamente».

«Infine – concludono i due esponenti della Lega – c’è la transazione tra la Fondazione e il gestore del bar/bistrot: il ristorante aveva debiti verso il museo di 220mila euro e crediti – come alcuni di questi pranzi e cene – pari a quasi 60mila euro. Una differenza di 160mila euro che viene scontata di 45mila euro, richiedendone solo 115mila. Solo che questi 115mila che il gestore del ristorante doveva dare al museo, è stato accettato dallo stesso museo che venissero dati in beni mobili, ossia elettrodomestici e attrezzature da cucina, che però restano in uso esclusivo allo stesso ristorante. Ma c’è di più: allo stesso gestore, la società Pa.Ba. srl, viene anche prorogato il contratto che era in scadenza fino al 2028, ma con un affitto che scende da 5.000 a 1.500 euro al mese con l’assurda giustificazione dell’emergenza Covid. Probabilmente al Pecci ipotizzano che il Covid durerà per altri 7 anni: altro che scienziati, questi sono veggenti».

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