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Ora la lotta allo sfruttamento del lavoro Firmato nuovo protocollo per la legalità

Pasquale Petrella
Ora la lotta allo sfruttamento del lavoro Firmato nuovo protocollo per la legalità

Nell’ottavo anniversario della tragedia della Teresa Moda dove persero la vita sette cinesi si cambia strategia di controllo

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Pasquale Petrella

prato. Ieri, otto anni fa, sette operai cinesi morivano asfissiati e bruciati in una fabbrica prigione. La tristemente nota “Teresa Moda”.

Ieri, nella consapevolezza che una tragedia del genere non deve mai più accadere. E nella consapevolezza, data dai numeri, che la fase dei controlli per accertare la sicurezza sui luoghi di lavori ha prodotti i suoi primi frutti, si è deciso di fare un nuovo step. Questa volta nel mirino di istituzioni civili, organizzazioni sindacali e magistratura, c’è la lotta allo sfruttamento dei lavoratori.

Così, dopo il progetto Lavoro Sicuro avviato dalla Regione nel 2014 e che ha portato a circa quindicimila controlli e ad elevare sanzioni per oltre venti milioni di euro, ieri mattina al Centro per l’arte contemporanea Pecci è stato sottoscritto un nuovo protocollo che si pone l’obiettivo di combattere lo sfruttamento lavorativo.

Una nuova sfida lanciata nell’anniversario del rogo che a Prato, quella terribile notte del 1 dicembre 2013 inghiottì Zheng Xiuping, Rao Changjian, Lin Guang Xing, Wang Chun Tao, Dong Wenqiu, Su Qifu e Xue Xieqing. Operai schiavi, che lavoravano dodici o tredici ore al giorno, che mangiavano e dormivano nello stesso capannone dove lavoravano e dove venivano chiusi a chiave di notte. E per questo non riuscirono a mettersi in salvo quando scoppio l’incendio che li uccise.

«I dati dei controlli ci dicono che oggi sul fronte sicurezza le aziende cinesi hano fatto grossi passi avanti - dice Renzo Berti, direttore del Dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana centro – Se nel 2014 era difficile trovare un’azienda in regola, oggi possiamo dire che una buona percentuale lo è e negli altri casi le problematiche non sono più così gravi come in passato».

Ed ecco quindi perché si può passare a una nuova fase e a un nuovo protocollo per mettere sotto la lente di ingrandimento il fenomeno dello sfruttamento di operai spesso immigrati e sotto ricatto. Contro il caporalato e condizioni di lavoro che rasentano la schiavitù. Una lotta anzitutto alle fragilità, con uomini e donne sfruttate che sono le prime vittime ma dove anche il tessuto economico sano della città rischia di essere minato per via della concorrenza sleale tra aziende che si crea.

Asl, Comune, Procura, sindacato e centro studi interuniversitario Adir hanno firmato quindi, con la regia della Regione, questo ulteriore protocollo che prevede come stategia quello di togliere acqua ai caporali e creando una robusta rete di protezione sociale attorno alle vittime, in modo da offrire loro un’alternativa e accompagnarli verso una nuova vita.

«Rendere inutili i caporali è la migliore strategia», ha sottolineato in un messaggio ai partecipanti al convengo, il ministro del lavoro Andrea Orlando. Nella lettera accenna anche ai 200 milioni che il Pnnr indirizza verso il superamento dei ghetti.

«Il 1 dicembre 2013 rimarrà una cicatrice per Prato e per la Toscana – ha dichiarato l’assessore all’immigrazione e alla legalità, il pratese Stefano Ciuoffo – ma a quella tragedia la città e la Regione hanno saputo rispondere: prima con una mole di controlli quasi unica, poi con la consapevolezza che il contrasto da solo non è sufficiente ed occorre prevenire e costruire la legalità». Al seminario è intervenuta anche la consigliera regionale Ilaria Bugetti, presidente della seconda commissione. Quanto al progetto Lavoro Sicuro i numeri degli ultimi sette anni, ricordati sono incoraggianti. All’inizio le aziende che si dimostravano in regola ai controlli non erano neppure il 16 per cento, adesso sono almeno una su due a Prato e oltre il sessanta per cento in tutta l’Asl. Le aziende inoltre non scompaiono come un tempo e più di otto su dieci ottemperano alle prescrizioni e si mettono in regola.

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