In fabbrica erano sfruttati ma a giudizio per i picchetti
Paolo Nencioni
PRATO. L’Ispettorato del lavoro ha dato ragione ai lavoratori della stamperia Texprint che nel mese di gennaio hanno denunciato condizioni di sfruttamento all’interno dell’azienda a conduzione cinese di via Sabadell. La notizia arriva nel giorno in cui la stessa Texprint annuncia che i due sindacalisti del Si Cobas, Luca Toscano e Sarah Caudiero, saranno processati insieme a 25 lavoratori e simpatizzanti con le ipotesi di violenza privata, danneggiamento, lesioni e percosse per il picchetto che il Si Cobas ha mantenuto per mesi davanti all’azienda. Ed è stato proprio l’ufficio stampa della Texprint a dare la notizia dell’esito degli accertamenti dell’Ispettorato, lamentandosi delle «incomprensibili diverse valutazioni della Procura e dell’Ispettorato», senza peraltro entrare nel dettaglio del verbale notificato ai soci dell’impresa.
In realtà si parla di due cose diverse. La Procura ritiene di aver trovato elementi per processare sindacalisti e lavoratori per quanto accaduto all’esterno dell’azienda dalla metà di gennaio in poi; l’Ispettorato era invece chiamato a valutare quello che succedeva all’interno della Texprint dopo le denunce dei lavoratori che hanno parlato, tra l’altro, di turni di 12 ore per sette giorni alla settimana iniziando una dura vertenza per ottenere turni di otto ore per cinque giorni alla settimana (di qui lo slogan “8x5”).
Dunque i sindacalisti e i lavoratori saranno processati, ma con un rinvio che ancora non si era mai visto nel Tribunale di Prato: la prima udienza infatti è stata fissata al 3 marzo 2025. Mentre i soci della Texprint hanno ricevuto un verbale e una serie di multe per le irregolarità accertate dall’Ispettorato dentro l’azienda.
Non c’è nulla di ufficiale, comunque. L’unico interlocutore dell’Ispettorato nel procedimento amministrativo sono le persone fisiche, cioè i soci dell’azienda di via Sabadell, a cui è stato notificato il verbale con le sanzioni, un verbale che non è stato reso pubblico. Ma la sostanza, confermata da fonti qualificate, è chiara: le denunce dei lavoratori hanno trovato riscontro.
Per quanto riguarda il procedimento penale nato dalle denunce dell’azienda contro i manifestanti, la Texprint nella sua nota parla di un rinvio a giudizio. In realtà si tratta di una citazione a giudizio che, come prevede il Codice per questo tipo di accuse, è stata fatta direttamente dal magistrato inquirente e non ha passato il vaglio di un giudice. Non risulta che a nessuna delle parti sia stata notificata la citazione. La Texprint ne sarebbe venuta a conoscenza facendo un accesso agli atti dopo la chiusura delle indagini per difendersi davanti al giudice del lavoro.
C’è un terzo fronte aperto, infatti: la causa di lavoro contro il licenziamento di 13 dipendenti in maggioranza pachistani a cui la Texprint ha contestato infrazioni disciplinari. Alla fine di settembre il giudice del lavoro ha dato ragione al Si Cobas nella prima causa pilota, ordinando il reintegro di Mohammad Afzaal.
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