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il caso 

Scuola, il sistema dei tamponi non funziona: troppi ritardi

Maria Lardara PRATO.

Mail spedite a mezzanotte: il giorno dopo in classe c’erano solo sei alunni I presidi scrivono una lettera di protesta e vogliono il ritorno del medico

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La notte porta consiglio e non solo. In qualche caso porta anche la fatidica mail che attesta la negatività dello studente consentendone il rientro sui banchi. A dieci giorni dall’entrata in vigore dei nuovi protocolli scolastici, non è ancora rodato il sistema sul “T0” che è il primo tampone da eseguire in presenza di un caso positivo in classe. Capita, ad esempio, che la risposta alle famiglie arrivi a mezzanotte. È successo mercoledì scorso in una primaria dell’istituto comprensivo Mascagni dove è scattata tutta la procedura di sorveglianza “con testing” – come sono state ribattezzate le nuove regole per evitare le classi in quarantena – per la positività di una maestra segnalata lunedì mattina. Ma all’alba di giovedì non tutti i genitori erano connessi all’account scolastico del figlio e non tutti avevano in mano il via libera dell’Asl nonostante fosse negativo il tampone eseguito dai figli ai drive through o nelle farmacie. Morale della favola, mercoledì sono rientrati in classe solo sei studenti.

Intanto ieri mattina è stato eseguito il secondo test a distanza di cinque giorni dal primo (il “T5”) , come prevede il protocollo. Il bilancio non è poi così negativo: solo due giorni di didattica a distanza in attesa del risultato del primo tampone.

«La procedura diventa più complicata nel fine settimana, se la scuola riceve di venerdì la notizia di un caso positivo – osserva la preside del Mascagni Emanuela Antonella Lucirino – C’è comunque un limite massimo per eseguire il primo tampone che è quello delle 48 ore ed esiste la possibilità di rivolgersi a più drive through».

Se il voucher con le indicazioni per il test arriva abbastanza velocemente, i ritardi si accumulano durante l’attesa dell’attestazione di negatività che deve inviare l’Asl alle famiglie: tanto basta per far ingolfare tutta la macchina. E dire che il verdetto del tampone arriva dopo 30 minuti.

«Di fatto è la scuola a caricare i dati all’Asl per il tracciamento e a inviare i voucher per il tampone», sottolinea il vicepreside e referente Covid del Mascagni Andrea Papa. Un nodo, questo delle competenze, che ha causato una dura presa di posizione dei presidi della rete degli istituti Rispo, molti dei quali firmatari di una lettera giunta il 23 novembre sul tavolo di Asl, Regione, Ufficio scolastico. «La scuola resterebbe all’oscuro di tutto se non fosse informata dalle famiglie sull’esito dei tamponi», tuona il preside del Gandhi Mario Battiato. È soprattutto negli istituti comprensivi che la procedura automatizzata dà filo da torcere: del resto, è nelle scuole primarie che si sono registrati 23 nuovi contagi dal 15 al 21 novembre, il dato più alto nella fascia 0-18 con un’incidenza di quasi il 32 per cento sui nuovi positivi. «Si condivide la necessità di garantire le attività didattiche in presenza, tuttavia non si può non evidenziare che il personale scolastico e in primo luogo i dirigenti non possano essere caricati di funzioni proprie di altri enti», si legge nella lettera firmata dal preside-coordinatore Stefano Pollini. A gran voce si richiede il ritorno alla figura del medico scolastico in capo al Dipartimento prevenzione dell’Asl per dare risposte immediate anche alle famiglie.



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