Sicurezza
La Cgil e la Prato del futuro: "Lotta al distretto illegale"
Il sindacato rilancia la responsabilità solidale del committente sull’evasione. Nostalgia per una banca locale e appello alle imprese: "Aggregarsi per non morire"
PRATO. Se si vuole ripensare Prato, bisogna partire, tra le altre cose, dalla lotta allo sfruttamento del lavoro. Lo sostiene il documento “Ripensare Prato”, presentato ieri al Wall Art Hotel in occasione dell’assemblea generale della Cgil. «Da anni – si legge nel documento – migliaia di imprese del manufatturiero, ma anche del trasporto e della logistica, operano al di fuori di regole e normative. Al profano può sembrare che il fenomeno sia relegato ad azienda a conduzione cinese, ma non è proprio così. Siamo in presenza di un vero e proprio sistema di produzione illegale che è legato a interessi locali anche di italiani, per l’affitto del capannone industriale, per la fornitura di servizi legali, di contabilità e fiscali e per i collegamenti nei processi produttivi con le aziende italiane».
Contro questo sistema la Cgil torna a proporre controlli più serrati, ma soprattutto l’applicazione della responsabilità in solido tra il terzista e il committente, «in relazione alla contribuzione evasa proporzionata alla quota di fatturato di ogni committente sul totale del fatturato dell’azienda controllata».
C’è molto altro nel documento della Cgil, a partire dalla condanna di chi ha deciso di abbandonare il manifatturiero per investire nelle attività immobiliari, la vecchia storia del conflitto tra impresa e rendita. E la nostalgia per una banca che abbia radici sul territorio (che non c’è più), ora che arriveranno un po’ di soldi da spendere col Pnrr: «La situazione pandemica ha dimostrato chiaramente come una banca che non riferimenti sul territorio, che ne ha una conoscenza limitata, non ha conseguentemente un’attenzione mirata alle specifiche esigenze creditizie e produttive delle aziende che operano sul territorio».
Per rilanciare il manifatturiero a Prato, secondo la Cgil, servono le aggregazioni: orizzontali tra committenti e t erzisti; verticali attraverso partecipazioni societarie intrecciate; e anche un ibrido delle prime due, allo scopo di arrivare a un numero minore di imprese, «ma con dimensioni molte volte più grandi di quelle attuali».
C’è anche un capitolo dedicato alle infrastrutture, che ribadisce non solo il loro essere strategiche per le imprese, ma che le vede anche come fonte di occupazione. La Cgil porta l’esempio dei cantieri per l’Alta velocità ferroviaria, che non hanno portato occupazione in Toscana, e vorrebbe che le prossime opere, invece, portino occupazione e non solo nuove strade sulle quali far transitare le merci.
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