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Luana, la difesa della titolare: "Orditoio manomesso a mia insaputa"
Gli avvocati difensori di Luana Coppini e Daniele Faggi contestano le conclusioni della perizia sul macchinario lavorando al quale è morta la giovane operaia
PRATO. Luana D’Orazio, 22 anni, morì straziata in un orditoio nella ditta Orditura Luana di Montemurlo, il 3 maggio scorso. Secondo la Procura lo strumento era stato manomesso. Tre persone sono indagate: Luana Coppini, titolare della ditta, il marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore Mario Cusimano, a cui vengono contestati i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Vincenzo Nitti nei primi giorni delle indagini, cioè l’omicidio colposo e la rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.
Ieri, 15 novembre, gli avvocati difensori, Alberto Rocca, Barbara Mercuri e Gabriele Capetta, hanno reso una dichiarazione al pubblico ministero, davanti al quale si è presentato Daniele Faggi. Secondo l’accusa Faggi sarebbe l’amministratore di fatto e per questo coindagato per la morte della giovane operaia. "Faggi ha risposto per tre ore al pubblico ministero per dire e dimostrare che il suo ruolo all’interno della ditta della moglie era quello di un semplice factotum per le piccole attività – dicono gli avvocati – Era estraneo all’attività di produzione e si occupava di lavoretti di bassa manovalanza, ben lontani dal ruolo di coamministratore".
La difesa ha contestato anche la ricostruzione fatta dal perito dell’accusa. Sottolineando come la Coppini "conosce bene i macchinari, e la colpa che si dà è quella di non essersi accorta che qualcuno aveva manomesso quel macchinario nei sistemi di sicurezza. Ma nega di essere stata lei o di aver ordinato a qualcun altro di farlo".
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