Sicurezza
Violenza sessuale di gruppo, condannati due operai edili
Sei anni di reclusione per due quarantenni, un terzo aveva patteggiato una pena a due anni per una violenza compiuta in un parcheggio in viale della Repubblica a Prato nel marzo del 2018
PRATO. Sei anni e due mesi di reclusione al primo imputato difeso dall’avvocato Katia Dottore Giachino e sei anni al secondo imputato difeso dall’avvocato Melissa Stefanacci. Mentre un terzo imputato difeso dall’avvocato Michele Nigro in una precedente udienza aveva patteggiato la pena a due anni di reclusione. Per tutti e tre l’accusa è di violenza sessuale di gruppo e il Tribunale, presieduto dal giudice Silvio De Luca, ha di fatto accolto in toto le richieste di condanna formulate del pubblico ministero Laura Canovai.
Una sentenza nei cui confronti gli avvocati difensori hanno già annunciato che presenteranno appello. «Aspettiamo di leggere le motivazioni di questa sentenza che ovviamente non condivido perché sia io che la mia collega per l’altro imputato avevamo chiesto l’assoluzione – dice l’avvocato Melissa Stefanacci – Sia perché pare del tutto spropositata rispetto ai due anni inflitti col patteggiamento al terzo imputato che era il responsabile materiale di quanto accaduto quella sera, mentre i nostri assistiti erano sì presenti ma non hanno partecipato alla violenza».
I fatti finiti a processo risalgono alla notte fra il 6 e il 7 marzo del 2018 davanti a un pub in viale della Repubblica. Al suo interno tre operai edili pratesi all’epoca due di 42 anni e uno di 40, bevono e chiacchierano in allegria fra la musica e i tanti giovani che affollano il locale. Fra questi ultimi anche due ragazze ventenni e un ragazzo che erano al tavolo accanto. All’inizio è volata qualche battuta di apprezzamenti che sono diventati sempre più pesanti nei confronti di una delle ventenni. Erano tutti un po’ alticci quando la serata volgeva al termine e i tre giovani si sono avviati verso le auto per tornare a casa. Ma nel parcheggio del locale sono stati raggiunti dai tre operai e gli apprezzamenti sono degenerati in vera e propria violenza. Una delle due giovani è stata palpeggiata e l’altra si è opposta con forza, ma non è bastato.
La ragazza è stata sbattuta sul cofano di un’auto e palpeggiata ripetutamente, mentre uno dei tre uomini si è abbassato i pantaloni dentro l’auto, poi si è alzato coi pantaloni ancora abbassati e si è avvicinato alla ventunenne. Poi è intervenuto il ragazzo, che è stato a sua volta bersagliato dalle molestie sessuali e gli è stata messa una cintura dei pantaloni al collo per strozzarlo.
A fermare la violenza fu la terza ragazza che, essendo anche più sobria degli altri, riuscì ad evitare che l’amico soffocasse con la cintura stretta al collo e fece intervenire altre persone. Sul posto arrivò anche un’ambulanza che però ritornò indietro vuota perché i ragazzi rifiutarono il ricovero. Arrivò anche una volante ma i tre giovani, sul momento, rifiutarono di fare denuncia. Cosa che poi fecero nei giorni successivi su invito del padre di una delle ragazze. E proprio questa mancata denuncia fatta sul momento rappresenta per la difesa un altro elemento che avrebbe dovuto spingere i giudici ad accogliere la richiesta di assoluzione.
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