Gioco
Green pass, obbligo solo sulla carta In 26 giorni nemmeno una sanzione
Controlli a tappeto o a campione solo nei grandi enti pubblici e nelle scuole, nel privato i No pass dormono sonni tranquilli
Nel giorno in cui dal Viminale arriva la stretta sulle manifestazioni dei No pass nei centri storici delle città, cioè il tentativo di limitare gli assembramenti che, ormai emerge con chiarezza e lo sottolinea anche il presidente Mattarella, contribuiscono alla diffusione del Covid, si scopre che in provincia di Prato, a 26 giorni dall’entrata in vigore del Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro, non è stata fatta nemmeno una sanzione nei confronti di chi ha violato questo divieto.
Sembrerebbe una buona, anzi una ottima notizia, perché significa che il divieto è stato rispettato, che siamo stati tutti ligi alle regole. La realtà è un po’ diversa, perché molto più probabilmente lo zero nella casella delle sanzioni è semplicemente il frutto di controlli molto blandi o forse inesistenti.
Insomma, le folle di No vax e No Green pass che in questi giorni hanno riempito vie e piazze delle grandi città, in qualche caso beccandosi secchiate di acqua gelida dalle finestre, come è accaduto a Milano, forse hanno protestato per un divieto di cui in realtà non dovevano preoccuparsi più di tanto perché viene applicato, diciamo così, “all’italiana”, un po’ come quando il ministro Ferri mise il feroce limite a 110 in autostrada e però nessuno faceva le multe.
Lo si era capito quasi subito che poteva finire così. Nei primi giorni di applicazione della norma il Corriere Fiorentino ha fatto un giro nei pronto moda cinesi del Macrolotto di Iolo, scoprendo che l’obbligatorietà del Green pass al lavoro, più che disapplicata, sembrava sconosciuta. Non deve essere andata tanto diversamente in tante piccole aziende del comparto tessile pratese.
Del resto Prato su questo è in buona compagnia, perché all’inizio della settimana lo stesso Viminale ha reso noto che in tutta Italia erano state elevate sanzioni a 668 singoli cittadini e 234 ai titolari di esercizi commerciali o altre attività. Poco più di 900 multe in tutto il paese, vale a dire una bazzecola.
Un risultato che dipende in gran parte da come è stato congegnato il sistema. Teoricamente le forze dell’ordine, compreso l’Ispettorato del lavoro cronicamente sguarnito, dovrebbero fare controlli a campione, ma pare che qui non siano stati disposti. Oppure può essere il datore di lavoro a segnalare l’infrazione, ma questo con tutta evidenza, specialmente nelle piccole realtà, è un pio desiderio. Se anche il titolare dell’attività trovasse un proprio dipendente al lavoro senza il certificato verde, al massimo gli direbbe di andare a casa e ripresentarsi col tampone negativo o la vaccinazione fatta. Anche un semplice cittadino può denunciare l’infrazione, eventualità ancora più improbabile.
E così di fatto i controlli all’ingresso vengono fatti solo nelle scuole e nelle grandi aziende pubbliche, il Comune, l’Asl. E in poche grandi aziende private virtuose.
Proprio ieri l’Asl Toscana Centro ha reso noto di aver disposto 11 nuove sospensioni dal servizio «per inadempimento dell’obbligo vaccinale». Le delibere di sospensione riguardano sei infermieri, una ostetrica, un medico, uno psicologo, un tecnico di laboratorio e un tecnico della prevenzione.
Complessivamente sono 215 gli atti di sospensione firmati e 152 gli operatori sanitari effettivamente sospesi. Altri 58 ci hanno ripensato e si sono vaccinati oppure hanno dato esaurienti giustificazioni. Ma quello è un altro mondo. Nel mondo delle tessiture e dei pronto moda non sembra che i No pass abbiano molto da temere.
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