Sicurezza
Il circolo Arci mette radici in centro storico
prato. Scordatevi la sala per giocare a carte o il biliardino. Qui dentro si svolgono corsi di italiano, si prendono libri in prestito, si fa amicizia tra bambini di nazionalità diverse. Presto sarà allestita la cucina con gli elettrodomestici provenienti dall’ormai dismesso circolo Arci I Maggio.
Per una casa del popolo che chiude in periferia (Pratilia), un’altra mette definitivamente radici dentro le mura: il circolo Orsetti di via Filippino.
Risale in realtà al 2019 il ritorno dell’Arci in centro negli ex spazi Aut di via Filippino, dopo l’addio del circolo Rossi in via Frascati il cui ricordo scalda ancora il cuore di tanti nostalgici comunisti. Ma il fondo a due passi dal Duomo era a rischio sfratto: un immobile di oltre 200 metri quadrati in vendita sul mercato.
È qui che entra in gioco l’Arci con il salvataggio del circolo, reduce dalla ferita dell’aver perso la sede di Pratilia per i debiti accumulati nel corso del tempo. Poteva andare peggio.
«Il fondo del I Maggio poteva andare all’asta e invece abbiamo trovato il modo di venderlo e di ripianare i debiti – racconta Massimo Chiarugi, storico dirigente dell’Arci e presidente della coop proprietaria Maggio 69 – Con i soldi ricavati dalla vendita abbiamo compiuto questa operazione per mettere in sicurezza l’unico circolo in centro acquistando l’immobile».
Una presenza significativa a due passi dal Duomo, dove il circolo Arci diventa sentinella di quartiere, punto di aggregazione e luogo, perché no, per discutere di politica.
«Qui si riunisce la comunità senegalese – racconta Edoardo Carli, presidente del circolo Orsetti – Ogni lunedì pomeriggio ospitiamo gli studenti delle scuole del centro, fra cui anche bambini di origine cinese: grazie agli operatori della comunità Sant’Egidio i genitori vengono a riprenderli qui e spesso si creano momenti di ritrovo».
Dalla casa del popolo alla casa dei popoli è un attimo e il sogno di Carli è vedere una festa dell’Unità in piazza Duomo. Intanto il primo passo è “prendere casa” dentro le mura. «Questa operazione – conclude Enrico Cavaciocchi, presidente provinciale dell’Arci – ci ripaga dell’amarezza di aver perso la sede del I Maggio, per una rinascita vera e propria nel centro storico».
Maria Lardara
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