Lutto
I cinesi insistono «Siamo discriminati dal Green pass»
L’associazione Ramunion torna a fare appello a Giani perché prema per il via libera a chi ha scelto il Sinovac
prato. I cinesi che fanno capo all’associazione Ramunion non sono ancora soddisfatti e insistono perché la Regione faccia pressioni sul governo per far ottenere il Green pass anche agli orientali che si sono vaccinati col siero Sinovac. Secondo Ramunion è un problema che riguarda i lavoratori di circa 2.000 aziende del distretto tessile cinese di Prato.
«Ringraziamo il presidente della Regione Eugenio Giani per la celere risposta offerta tramite gli organi di informazione e attendiamo la sua cortese risposta scritta sottolineando l’urgenza indifferibile di una soluzione sulla certificazione verde nei luoghi di lavoro – si legge in una nota di Ramunion – Chiediamo pertanto che il nostro presidente si faccia portavoce di queste gravi difficoltà nei tavoli istituzionali ai quali la Regione partecipa. Numerose aziende ed i loro lavoratori si sono rivolte a Ramunion Italia sollecitando una nostra pressione a causa dei forti sacrifici profusi per poter continuare la loro attività lavorativa. L’attuale situazione infatti ghettizza e discrimina chi ha svolto coscientemente il proprio ruolo di cittadino andandosi a vaccinare in Cina ancor prima che ci fosse qualsivoglia vaccino disponibile in Italia. Questo perché il sistema Green pass non riconosce i vaccini anti-covid cinesi. I vaccini cinesi sono stati accrediti dall’organizzazione Wto, sono stati tra i primi vaccini applicati sulla massa di popolazione cinese ed i cinesi sono stati tra i primi ad usare il sistema Green pass. Non solo, il sistema sanitario italiano ha riconosciuto e riconosce i vaccini cinesi contro molto molte patologie. Da parte nostra vogliamo ringraziare la Croce Rossa Italiana Comitato Provinciale di Prato che ha aiutato Ramunion Italia e la comunità cinese nel garantire prezzi convenzionati per il tampone necessario per poter lavorare. La situazione tuttavia non è più sostenibile. Conosciamo i limiti delle competenze regionali sul Green pass nazionale, ma non concordiamo sul fatto che sia un problema europeo, visto che il Green pass per lavorare in aziende private è una unicità tutta italiana. Sollecitiamo il suo intervento nei tavoli istituzionali affinché venga trovata una soluzione che ci permetta di lavorare così con una soluzione similare a quella adottata per il caso del vaccino russo nella Repubblica di San Marino. La preghiamo signor presidente comunque di prendere urgentemente a cuore la situazione e trovare una soluzione nei tavoli istituzionali, altrimenti migliaia di cittadini non potranno continuare ad andare a lavorare creando grandissimo nocumento all’economia locale, regionale e nazionale non solo per le componenti di origine cinese».
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