Gioco
Anche i clandestini potranno avere il Green pass ma non col Sinovac
Il presidente della Regione ha incontrato il console cinese Attivata una procedura che funziona col solo passaporto
C’è chi non può scaricarlo perché si è vaccinato con il Sinovac, il siero cinese non riconosciuto dall’agenzia regolatoria europea. E poi c’è chi non poteva scaricarlo fino a pochi giorni fa non avendo in tasca la tessera sanitaria ma magari un permesso di soggiorno scaduto. Il secondo scoglio è stato aggirato, il primo no.
Green pass sotto la lente d’ingrandimento del tavolo coordinato dalla prefetta Adriana Cogode, dopo le polemiche sollevate dall’associazione cinese Ramunion che nei giorni scorsi aveva scritto al presidente della giunta regionale Eugenio Giani chiedendo che la loro posizione in qualche modo venisse “sanata”.
E proprio Giani ieri mattina era a Prato per affrontare il tema insieme al console cinese Wang Wengang. Un problema che sembrerebbe più di natura “politica” che sanitaria visto che con il Sinovac si sarebbe immunizzato in madrepatria soltanto qualche centinaio di orientali. Agli inizi del 2021, quando ancora la campagna vaccinale non era decollata, qualcuno aveva fatto le valigie per tornare a casa. È stato il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana Centro, Renzo Berti, a chiedere al console di Pechino quali fossero i numeri della vaccinazione con il Sinovac. Non cifre massicce visto anche come è andata la campagna con Moderna e Pfizer nei centri vaccinali pratesi (l’Asl parla di circa trentamila stranieri vaccinati al 30 settembre). Di recente la Francia ha aperto le porte parzialmente al Sinovac con l’aggiunta di un richiamo di Pfizer e Moderna: la speranza di una parte della comunità cinese è che il nostro ministero della Salute emuli le disposizioni di Parigi. Ma di certo l’Asl non ha il potere di decidere in questo senso.
«Succede che si possa creare un imbarazzo per i nostri operatori nel caso in cui nei centri vaccinali si presenti una persona vaccinata con Sinovac», ammette Berti. Una situazione kafkiana perché per loro non esiste indicazione a ripartire da zero con il ciclo con Pfizer o Moderna.
Altro capitolo quello dei cinesi irregolari, una platea potenziale che si aggira fra le cinquemila e le diecimila persone nella realtà di Prato e provincia. Era una stima fornita al Comune e all’Asl dalle venti associazioni con gli occhi a mandorla prima di settembre. «Da dieci giorni – spiega Berti – è disponibile una procedura on line che consente di scaricare il Green pass anche se muniti solamente di passaporto». Un link che rimbalza attraverso il canale Wechat del Comune agganciato a quasi quattromila utenze di residenti cinesi. Uno dei motivi per cui occorre il Green pass non è solo il lavoro ma anche la necessità di viaggiare e spostarsi, complice la forte mobilità della comunità orientale. «Un ulteriore step della nostra campagna di comunicazione sarà la sensibilizzazione verso coloro che ancora non si sono vaccinati, contando sul fatto che il centro Pegaso resterà ancora in funzione per un po’», sottolinea l’assessore alla cittadinanza Simone Mangani, presente al vertice in Prefettura insieme al sindaco Matteo Biffoni. Permane uno zoccolo duro di renitenti al vaccino anche nella comunità cinese, come del resto fra gli italiani. Ma la prospettiva di frugarsi in tasca per un tampone ogni 48 ore (quasi 200 euro al mese) ha fatto cambiare idea. «Una spesa non indifferente – osserva il consigliere comunale Marco Wong – che alla fine ha convinto chi era più scettico e attento ai costi».
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