Sicurezza
Due schermi fuori uso e riparazione impossibile Quadrisfera da ripensare
Maria Lardara
prato. Dal Big Bang alle origini della vita. Dodici schermi a tubi catodici conducono nella “Quadrisfera” in un gioco di specchi e suoni che, in pochi minuti, ti catapultano nella nascita e nell’evoluzione del sistema solare. Ma due monitor sono fuori uso e non c’è modo di ripararli. Succede al museo di scienze planetarie che ha riaperto le porte nel primo weekend di ottobre dopo un lungo periodo dovuto al Covid, staccando tanti biglietti e registrando il tutto esaurito nei due laboratori dei bambini. Di recente è andato in pensione l’ultimo tecnico munito di pezzi di ricambio adeguati per riparare i vecchi televisori che compongono l’installazione (il negozio si trovava in zona Soccorso). E così al museo di via Galcianese, il primo e unico in Italia per la sua collezione di meteoriti, rocce da impatto e minerali (si contano 928 esemplari di meteoriti, di cui 125 esposti), non restano tante alternative «Faremo di tutto per valorizzare il filmato della quadrisfera anche per le sue finalità didattiche – spiega il direttore Marco Morelli – A questo punto puntiamo alla sostituzione di tutti i monitor visto che i pezzi di ricambio di quelli vecchi sono introvabili. Quando si chiuse a causa della pandemia avevamo un apparecchio che dava problemi: alla riapertura del museo gli schermi non funzionanti sono diventati due». Nei giorni scorsi il consiglio d’amministrazione della Fondazione Parsec, gestore del museo e del centro di scienze naturali (socio fondatore è il Comune), ha deliberato proprio un investimento per migliorare e aggiornare tutto il sistema dei monitor di cui dispone il museo. Certo, nella fase post-Covid per i musei non sono rose e fiori, alle prese con i costi fissi di gestione e manutenzione mentre per diverso tempo sono venuti meno gli introiti dai biglietti. Ma l’installazione della quadrisfera è qualcosa di unico in Italia, fiore all’occhiello del museo fin dalla sua inaugurazione nel 2005, tanto che porta la firma del fisico Paco Lanciano, collaboratore del programma “Quark” di Piero Angela. Quattro minuti di filmato per ripercorrere una storia lunga 15 miliardi di anni, quella dell’evoluzione del sistema solare. Ne hanno fatto di strada quei 12 monitor che trasmettono le immagini dell’universo e le rilanciano attraverso un gioco di specchi. «Un’alternativa potrebbe essere cambiare tutta la tecnologia che costerebbe però circa 15mila euro, decisamente una scelta più dispendiosa», ammette Morelli. Troppo per un museo che di questi tempi non naviga certamente nell’oro anche se nell’ultimo periodo le visite sono aumentate sulla scia del richiamo mediatico dovuto alla caccia alla meteorite caduta nella notte del primo di ottobre e avvistata dalle telecamere della rete di sorveglianza Prisma. In realtà, i visitatori e le classi hanno comunque l’opportunità di assistere alla proiezione nella sala della quadrisfera, anche con quei due schermi spenti. Che però in ogni caso andranno riaccesi.
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