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Prato

Morta sul lavoro, la mamma di Luana: «Impigliata nella stessa staffa 20 giorni prima»

Morta sul lavoro, la mamma di Luana: «Impigliata nella stessa staffa 20 giorni prima»

Montemurlo, la donna racconta un particolare avvenuto all’orditoio prima dell’infortunio costato la vita alla giovane

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PRATO. Altri particolari significativi escono fuori dall’infortunio mortale di Luana D’Orazio, avvenuto il 3 maggio a Montemurlo, dove sono indagate tre persone (la titolare dell’azienda Luana Coppini, il marito Daniele Faggi e il tecnico manutentore, Mario Cusimano). Nel corso di una intervista nella trasmissione di Rai Uno “Domenica In” la mamma di Luana, Emma Marrazzo, ospite con Alberto Orlandi (fidanzato di Luana), ha spiegato che nelle setttimane precedenti era già successo qualcosa di simile all’orditorio dove lavorava la ragazza. Di fronte alla conduttrice Mara Venier la donna ha raccontato come la figlia, venti giorni prima del tragico incidente, fosse già rimasta impigliata nella stessa staffa che sarebbe stata “più sporgente” di quanto dovuto.

Un particolare che non era ancora uscito dalle carte dell’inchiesta e dalle indagini. «Luana era tornata a casa e aveva raccontato al padre di essere rimasta agganciata alla staffa – spiega la madre della ragazza – Disse che aveva appena fatto in tempo a sganciarsi grazie all’aiuto di una collega. Mio marito si raccomandò di stare attenta e soprattutto le aveva detto di stare attenta alle mani».

E ha spiegato anche che «Aveva i suoi vestiti il giorno dell’incidente, non una tuta o un grembiule da lavoro. Le scarpe antinfortunistica invece le erano state consegnate dopo tre mesi di lavoro».

La conduttrice di “Domenica In” ha continuato a farle domande sulla sicurezza dei luoghi di lavoro .«Luana si sentiva sicura – ha risposto la mamma – l’incidente che è accaduto a mia figlia poteva accadere cinquant’anni fa, ma non oggi. La perizia ha dimostrato come quel macchinario fosse stato manomesso. Mi figlia non percepiva il pericolo perché quando è stata assunta come apprendista ha trovato già l’orditoio in quel modo, senza i dispositivi di sicurezza. Il cancello di protezione e le fotocellule che potevano garantire al macchinario di bloccarsi erano stati manomessi e, come se non bastasse, era stata aggiunta una staffa, quella a cui Luana è rimasta impigliata». «Era un’apprendista e veniva lasciata sola a manovrare l’orditoio – aggiunge Marrazzo – La titolare mi disse che poteva stare da sola ma non sono sicura che fosse stato possibile».« Era costretta ad avvicinarsi alla macchina per accedere ai comandi anche quando l’orditoio viaggiava in modalità cosiddetta lepre, ossia veloce come ha accertato la perizia – ha aggiunto la donna – Luana non è stata protetta».

V.T.

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