Italia
Aziende fantasma, prestanome in cambio di permessi
prato. Quello scoperto con l’inchiesta sulle “aziende fantasma” è un sistema molto organizzato che supera quello messo in atto alcuni anni fa e scoperto attraverso un’altra inchiesta della Procura di Prato.
Ciò che sta diventando difficile da inquadrare sono le reali dimensioni del fenomeno in questione che con il tempo sarebbe cresciuto in maniera rilevante grazie alla complicità di imprenditori cinesi e professionisti della zona.
Due piani di scaffali zeppi di documentazione e quattro anni di accertamenti della guardia di finanza coordinati dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli ne sono la dimostrazione.
L’inchiesta sul fenomeno delle aziende cinesi intestate a prestanome per sottrarsi agli obblighi contributivi e fiscali ha portato a 142 perquisizioni, otto misure cautelari tra i professionisti coinvolti, di cui sette ai domiciliari, e 210 indagati.
Secondo la Procura sarebbero stati i professionisti a preparare per i cinesi la documentazione falsa da portare in questura per ottenere i permessi di soggiorno, consapevoli che l’ufficio immigrazione, con decine e decine di pratiche da smaltire, non avrebbe avuto il tempo di approfondire. I veri padroni delle ditte sarebbero stati sempre inquadrati come dipendenti.
Dalle indagini emerge poi che sarebbero stati i professionisti a truccare i bilanci delle imprese cinesi per nascondere le perdite.
Secondo le intercettazioni, infatti, per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno del titolare era necessario dare una dimostrazione di solidità finanziaria.
Quello che le telefonate mettono in evidenza è che i sei studi e il centro elaborazione dati coinvolti nell’inchiesta erano a conoscenza del sistema e avevano rapporti tra loro.
Altre intercettazioni evidenziano, sempre secondo la Procura, che il titolare occulto, che spesso era dipendente della stessa azienda, sarebbe stato colui che teneva i rapporti con gli studi professionali, con cui pianificata e concordava ogni azione.
V. T.
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