Gioco
Creavano aziende fantasma per i cinesi Arrestati sette professionisti del falso
Il vero padrone della ditta risulta sempre un dipendente: ecco come funziona il sistema delle confezioni “apri e chiudi”
Ha colpito soprattutto il fenomeno delle aziende cinesi intestate a prestanome per sottrarsi agli obblighi contributivi e fiscali l'inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli che ieri ha portato all'arresto di sette professionisti (quattro italiani e tre cinesi messi ai domiciliari, tra cui un commercialista e due consulenti del lavoro; gli altri sono titolari di centri elaborazione dati), accusati di aver fatto carte false per creare "aziende fantasma" e per far ottenere il permesso di soggiorno ai titolari occulti delle confezioni cinesi e ai loro prestanome. Confezioni che in un terzo dei casi non superano i tre anni di vita. Agli arresti domiciliari sono finiti Alessandro Frati, Alessandra Belliti, Giuseppe Cannatà, Marta Gabbriellini, Wu Chao, Hu Jiejie detta Jessica e Hu Weijie detta Sara. Obbligo di dimora e di firma per Paolo Santangelo. I reati contestati sono il falso ideologico, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, la contraffazione, l'alterazione e l'utilizzo di documenti al fine del rilascio del permesso di soggiorno
Dalle prime luci dell’alba, oltre 400 militari della guardia di finanza hanno eseguito 142 perquisizioni in provincia di Prato e non solo. Complessivamente gli indagati sono 210 (193 cinesi e 17 italiani), di cui dieci titolari o soci di studi professionali, 19 dipendenti degli stessi studi, 181 cinesi che hanno ottenuto il permesso di soggiorno grazie a falsa documentazione.
Ma il numero che più colpisce è 52: tanti sono gli imprenditori occulti che risultavano dipendenti delle aziende di cui in realtà erano titolari. Ci sono poi 46 prestanome e 83 lavoratori assunti per finta nelle ditte fantasma.
Un sistema che non potrebbe funzionare, ha spiegato il procuratore Giuseppe Nicolosi, senza la complicità dei "colletti bianchi", quella palude di cui il procuratore parla da tempo e che riemerge puntualmente ogni volta che si va a scavare nel distretto parallelo cinese di confezioni e pronto moda. «Ad allarmarci è la diffusione di queste pratiche», ha detto Nicolosi nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale delle Fiamme gialle, presente il comandante regionale, generale Bruno Bartoloni, e quello provinciale, colonnello Massimo Licciardello.
L'inchiesta dei sostituti Gestri e Boscagli ha accertato un'evasione dei contributi Inps di 7,6 milioni di euro, che ora l'Inps tenterà di recuperare, anche se non sarà facile perché chi è coinvolto in questi affari di solito fa in modo di non intestarsi direttamente immobili o beni di lusso.
Intanto a casa di un paio di titolari occulti di confezioni sono stati sequestrati 250mila euro in contanti, mentre in una terza abitazione quattro lingotti d'oro del peso totale di 400 grammi. «Questo ci fa pensare – ha detto il procuratore Nicolosi – che esista un canale di riciclaggio che porta ad Arezzo, come ci dicono altre indagini in corso».
A far scattare l'inchiesta è stato un controllo della polizia municipale di Prato avvenuto ormai quattro anni fa, nel 2017. I vigili urbani andarono a verificare l'indirizzo di una società a conduzione cinese, nel Macrolotto, che risultava avere 48 dipendenti, e scoprirono che la ditta non esisteva. L'indagine è stata poi proseguita dalla guardia di finanza che ora ha tirato le somme. Tra gli studi finiti nel mirino delle Fiamme gialle ce n'è uno che da solo conta un migliaio di aziende cinesi tra i suoi clienti.
C'era anche un tariffario applicato a chi voleva creare società fantasma, con prezzi più che ragionevoli: 150 euro per l'apertura dell'impresa, 15 euro al mese per le buste paga, 50 euro al mese per la contabilità, 10 euro per il kit per il rinnovo del permesso di soggiorno.
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