Il Tirreno

Prato

I primi tre operai rientrano alla Texprint «Tornano da lavoratori e non da schiavi»

Paolo Nencioni ; Altro servizio a pag. 11
I primi tre operai rientrano alla Texprint «Tornano da lavoratori e non da schiavi»

Battibecco ai cancelli tra un’impiegata italiana dell’azienda e Luca Toscano del Si Cobas: «Abbiamo vinto in Tribunale»

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Paolo Nencioni

Prato. Il primo dei 13 lavoratori licenziati dalla stamperia Texprint di via Sabadell è tornato al lavoro ieri mattina, insieme ad altri due operai pachistani che erano da mesi in sciopero (ma che non erano stati licenziati), dopo la sentenza del giudice del lavoro che ha ritenuto illegittimo il licenziamento.

«Tornano da lavoratori e non da schiavi» ha commentato Luca Toscano del Si Cobas, il sindacato che da gennaio ha sostenuto la vertenza dei lavoratori, in gran parte pachistani. «Tornano dopo nove mesi in cui si è fatto di tutto per dipingerli come i cattivi – ha aggiunto Toscano – Invece i cattivi sono quelli che sfruttano il lavoro. Oggi arriva un messaggio importante per tutti, e cioè che non bisogna avere paura, in un città dove anche le istituzioni alimentano la paura».

Erano visibilmente contenti i tre lavoratori pachistani prima di varcare nuovamente il cancello della stamperia di via Sabadell a conduzione cinese. Negli ultimi nove mesi hanno passato molte notti nelle tende del presidio Si Cobas all’inizio della strada e non sono mancati i momenti di tensione, gli interventi della polizia, le botte dei cinesi che volevano liberare la strada dal presidio. Gli operai sono tuttora indagati per violenza privata e altri reati in seguito alle denunce presentate dalla proprietà della Texprint, ma intanto hanno incassato una vittoria sul fronte della causa di lavoro perché nei giorni scorsi il giudice Cristina Mancini ha ritenuto illegittimo il primo, quello di Mohammad Afzaal, e verosimilmente anche gli altri seguiranno la stessa sorte perché si basavano sugli stessi presupposti.

Ai tre operai pachistano dunque è stato detto di presentarsi alle 10 e così hanno fatto, accompagnati da Luca Toscano e da altri simpatizzanti del Si Cobas. Hanno dovuto attendere un paio di minuti prima che qualcuno aprisse il cancello scorrevole e poi sono stati fatti entare con le loro biciclette.

C’è stato anche un “fuori programma”, un battibecco tra un’impiegata italiana della Texprint e quelli che erano rimasti fuori dal cancello.

«Visto che ci sono le televisioni – ha detto l’impiegata – voglio dire che la Texprint non c’entra nulla con quello che è successo ieri». Si riferiva al pestaggio dei manifestanti davanti al pronto moda Dreamland, anche se in realtà nessuno ha accusato la Texprint di entrarci qualcosa, insomma una excusatio non petita. E poi: «Mi dite dove sta la vittoria sindacale nel far rientrare le persone con lo stesso contratto, senza aver fatto un accordo, con lo stesso orario?». In realtà la vertenza è iniziata perché i lavoratori pachistani sostenevano di lavorare per 12 ore al giorno e ora ne lavoreranno 8. Da quelli che sono rimasti fuori è arrivata la risposta all’impiegata: «Otto mesi fa ci dicevi “andate in Tribunale e vediamo”. L’abbiamo vista, abbiamo vinto e voi avete perso».

Altro servizio a pag. 11

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