Italia
Bini Smaghi: "Perrella ha rifiutato di dimettersi e così l’abbiamo dimessa noi"
Il presidente della Fondazione che gestisce il Museo Pecci spiega i motivi della revoca della direttrice: "C'era un accordo che lei non ha rispettato"
PRATO. «Noi non abbiamo defenestrato nessuno. Il contratto di Perrella era stato rinnovato per tre anni ancora, è vero, ma c’era tra noi l’accordo che dopo un anno lei avrebbe dato le dimissioni. Una scelta comune anche per salvaguardare la sua immagine. Visto però che queste dimissioni non arrivavano, abbiamo proceduto noi alla revoca ma sempre stando dentro agli accordi e i patti. Era doveroso».
Lo ha dichiarato Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana, al periodico specializzato Artribune per spiegare l’improvvisa revoca dell’incarico alla direttrice del Museo Pecci, Cristiana Perrella.
Da febbraio, quando è stato rinnovato il contratto alla direttrice, a ottobre non sono passati ancora otto mesi, ma sembra che l’accordo prevedesse la firma delle dimissioni dopo sei mesi. Firma che non è arrivata. Dunque, secondo Bini Smaghi, sarebbe stata Cristiana Perrella a non rispettare i patti, la stessa accusa che sabato l’ormai ex direttrice ha rivolto al presidente della Fondazione. Ora bisognerà vedere che cosa c’è scritto davvero in quel contratto, perché Cristiana Perrella sta meditando di portare la Fondazione in Tribunale.
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Lorenzo Bini Smaghi ha spiegato anche perché, secondo lui, la direttrice doveva andarsene, a prescindere dagli accordi. «Abbiamo da parte del Comune e della Regione un mandato ben preciso – ha detto – con degli obbiettivi che sono quelli di riportare il Pecci al centro del dibattito sul contemporaneo a livello internazionale. Dobbiamo produrre mostre che siano di richiamo per un numero più alto di persone, non possiamo pensare di accontentarci di 40mila ingressi annui. E dobbiamo dialogare di più con il territorio, con le aziende, fare fundraising in maniera intensa con un approccio che deve essere quello di un manager e non di un curatore di mostre».
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Insomma, Cristiana Perrella non sarebbe riuscita ad assicurare al museo un numero sufficiente di presenze e non ha la mentalità di un manager, che poi sembra la figura che sarà cercata sul mercato dei direttori di museo per rilanciare il Pecci. «Abbiamo un cacciatore di teste che sta lavorando – ha detto ancora Bini Smaghi ad Artribune – e abbiamo una commissione di selezione formata da Bruno Corà, Guido Guerzoni e Lorenzo Sassoli de’ Bianchi. Siamo avanti con i tempi, abbiamo intenzione di nominare il nuovo direttore del museo nel consiglio d’amministrazione di inizio dicembre».
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