Sicurezza
Covid, vittima di 63 anni Via alla terza dose nelle Rsa
La donna pratese è morta sabato per le complicazioni polmonari dovute al virus Vicini all’effetto gregge con alcuni ritardi. E l’80% dei ricoverati non è vaccinato
Alessandro Formichella
Prato. Parte oggi la terza dose della vaccinazione anti-Covid Sars 2 nelle strutture residenziali pratesi per anziani e per gli operatori sanitari che ci lavorano. Resta aperto anche il centro di vaccinazione Pegaso di via Galcianese per chiunque decida, anche all’ultimo tuffo, di farsi l’antidoto. I dati restano incoraggianti; il Covid può essere fermato. Ieri, comunque, nel pratese si sono avute altre 21 persone positive al virus ed è giunta la comunicazione di un decesso avvenuto sabato 2 ottobre. si tratta di una donna italiana di 63 anni,deceduta per le complicazioni dovute all'infezione polmonare del virus. Al momento è tutto quello che si sa. Per il resto, la situazione registra questo: ricoverati al Santo Stefano per Covid in area medica, 25 persone su 32 posti disponibili; in terapia intensiva, 3 pazienti su 5 posti, mentre al centro Pegaso ci sono allettate 9 persone su 20 posti attrezzati.
Da quanto comunica l’Asl Toscana centro, tutte le persone ricoverate sono nell’80 % dei casi non vaccinate contro il virus.
Tornando alle vaccinazioni, la terza dose, che verrà somministrata per lo più con il vaccino Pzifer a vettore mRna, adesso è rivolta alle persone più fragili, gli anziani nelle Rsa, e agli operatori sanitari. I dati sulla vaccinazione registrati al 29 settembre dall'Asl Toscana centro evidenziano situazioni differenziate; Carmignano, ad esempio, sugli ultra 80enni ha già effettuato una copertura che si avvicina al 100 %, il 99,5 % per l'esattezza, mentre a Prato città il dato, seppur alto, è al 93,2 %. L'interrogativo è se a questo punto della campagna vaccinale anti-Covid stiamo raggiungendo il cosiddetto "effetto gregge". «Teoricamente saremmo, come numeri, di fronte all'effetto gregge – spiega l'epidemiologo Francesco Cipriani –ma il punto interrogativo resta quello che i vaccini messi a punto e utilizzati adesso sono basati sul primo Covid, quello originario. Qui abbiamo davanti la variante Delta e se in altre parti del mondo la vaccinazione rallenta, si svilupperanno altre varianti. Questo non significa che il vaccino non resti fondamentale, anzi, e deve essere precisato che aiuta moltissimo nel non aggravare la patologia, ma non a fermare l'infezione. Questo appunto perché siamo davanti alle varianti».
Almeno a Prato, le fasce della popolazione che al momomento risultano meno vaccinate sono quelle fra i 40 e i 49 anni, dove solo il 69,1 per cento ha avuto anche la seconda dose, quella fra i 50 e i 59 anni, con il 76,3 per cento e quella fra i 60 e i 69 anni, con il 70,8 per cento dei vaccinati. Fra i 30 e i 39 anni, la vaccinazione completa ha toccato per adesso solo il 62,2 % della popolazione. A chi pensava che le fasce più giovani fossero le meno sensibili alla questione Covid, risponde un dato; fra i 18-29 anni 14.234 giovani, ossia il 62,6%, ha fatto la seconda dose del vaccino e 19.224, l' 84,5%, ha fatto la prima dose. L’infezione da Covid Sars-2 è endemica. Il che significa che con molta probabilità ogni 9-12 mesi, saremo chiamati a fare i richiami vaccinali per molti anni. Ne è certo il dottor Cipriani. «Molto probabilmente sarà così. Dobbiamo pensare che in altre parti del mondo il Covid continua a circolare e continuerà a mutarsi. La tecnologia mRna ci potrà permettere di proteggerci».
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