Sicurezza
A Première Vision tornano gli americani
Esultano gli espositori pratesi dopo due anni di magra, anche se all’appello mancano cinesi, giapponesi e coreani
Gli occhi si sono illuminati quando fra gli stand si sono visti gli agenti di Tory Burch. Un marchio che dice poco a Prato ma tanto ai pratesi che lavorano con il mercato americano. Come Marini Industrie, uno dei 37 pratesi in scena a Première Vision fino a domani con le collezioni per l’autunno/inverno 2022-2023 (in tutto gli italiani sono 212). Non era scontato rivedere gli americani sulle rive della Senna. Ma il salone della moda accolto anche un buon 30 per cento di compratori provenienti da Oltreoceano per la gioia dei lanifici che li aspettavano. Stand più ridimensionati, corridoi dove ci si muoveva a distanza di sicurezza, facce sorridenti dopo le prime ore di fiera anche se coperte dalle mascherine. «Purtroppo ci mancano cinesi, giapponesi e coreani: le difficoltà nei lunghi spostamenti si fanno sentire ancora sui mercati – racconta l’imprenditore Riccardo Marini – Stiamo vedendo un numero di presenze superiore alle attese, più per la quantità che per la qualità». In equilibrio fra tradizione e innovazione, la collezione targata Marini Industrie strizza l’occhio a proposte innovative come le basi di lana e cashmere personalizzabili con i loghi dei clienti: una combinazione per cappotti e mantelle che si declina in tonalità classiche come il cammello. Nella capitale francese l’atmosfera frizzante della moda si avvertiva anche fuori dai padiglioni della fiera e, per festeggiare il ritorno dopo due anni di assenza, i pratesi si sono spostati a la Samaritaine, lo storico grande magazzino riaperto a giugno nel cuore di Parigi dove si è svolto un grande evento mondano “blindato” dalle regole sul green pass. «Buona la prima»: così ha commentato su Facebook l’imprenditore Sandro Ciardi postando una foto di grande affluenza allo stand. «Non mi aspettavo di vedere americani e inglesi viste le limitazioni negli spostamenti», confessa al telefono. Non ha un minuto per stare al telefono Marco Mantellassi della Manteco, regina delle aziende tessili che più fatturano nel distretto. «Piacciono soprattutto i tessuti che offrono più performance», racconta l’imprenditore. In casa Manteco entrano le ultime creazioni come Pure ®, i tessuti di pura lana riciclata secondo quella filosofia di sostenibilità cara al lanificio di Montemurlo. Tutto bello insomma ma i numeri della partecipazione pratese non sono certamente quelli di una volta, quando ancora Covid era una parola sconosciuta. Ma è un inizio, un buon inizio. «Il mercato ha voglia di ripartire ma manca lo spirito, è frenato dai timori per i prossimi mesi – osserva Marini – Nonostante tutto, i pratesi non si sono risparmiati come nel loro stile portando a Parigi collezioni propositive». Infine, un grande bentornato al gruppo Inditex che continua ad prediligere il nostro distretto nella scelta dei tessuti. In realtà, linee come quelle di Massimo Dutti e Zara hanno sempre avuto un occhio di riguardo per le produzioni pratesi: la fiera parigina ne è solo la riconferma.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
