Il Tirreno

Prato

l’interrogatorio di garanzia 

«Il vescovo aveva cercato di salvarmi» Don Spagnesi si pente davanti al giudice

Vezio Trifoni ; Altro servizio a pagina 11
«Il vescovo aveva cercato di salvarmi» Don Spagnesi si pente davanti al giudice

Ha confessato per oltre due ore il parroco finito ai domiciliari con le accuse di spaccio di droga e appropriazione indebita

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Vezio Trifoni

PRATO. Un incubo, uno sdoppiamento esistenziale scatenato dalla dipendenza, per il quale non smetterà mai di chiedere perdono ai suoi parrocchiani. Ha parlato per oltre due ore, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, don Francesco Spagnesi, il parroco della Castellina arrestato una settimana fa con le accuse di importazione e spaccio di droga e di appropriazione indebita, relativa, quest’ultima, ai prelievi per decine di migliaia di euro sul conto corrente della parrocchia.

Il sacerdote, difeso dagli avvocati Costanza Malerba e Federico Febbo, ha risposto a tutte le domande del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Prato e del sostituto procuratore Lorenzo Gestri, titolare dell’inchiesta nella quale è indagato anche il compagno del sacerdote, Alessio Regina, nella cui abitazioni venivano organizzati festini a base di sesso e droga. A palazzo di giustizia, il parroco della Castellina ha raccontato nei minimi dettagli del suo disperato bisogno di soldi per acquistare la droga.

«Ha chiarito tutti i punti in coscienza – spiegano i due avvocati difensori – Ha risposto a tutte le domande, crediamo che sia stato esaustivo, nel senso che non ci sia nulla da aggiungere, salvo una verifica del pubblico ministero sui tanti punti relativi alla contabilità: è quello il problema più annoso, si tratta di cifre abbastanza importanti, che, nell’ultimo periodo, ha ammesso di aver sottratto ai conti della parrocchia. Oltre ad aver chiarito tutti i punti delle contestazioni, i cosiddetti capi d’incolpazione, aveva già redatto una memoria di suo pugno, anche per ricordare meglio certi punti specifici che riguardano gli ammanchi dal conto della parrocchia e quelli relativi alle offerte, e anche al suo ruolo di correttore della Misericordia».

Comportamenti illeciti causati dal bisogno incontrollabile di stupefacenti,

«È chiaro – confermano i legali – che la tossicodipendenza era così forte che lui agiva di conseguenza: aveva bisogno continuamente di denaro».

Denaro dei parrocchiani, nei cui confronti, anche davanti ai magistrati «Lui ha manifestato il suo sentimento di pentimento, riconoscendo che c’era una forza interiore, la dipendenza, a cui non riusciva a resistere, specialmente nell’ultimo periodo. Gli ultimi anni del rapporto con Regina è stato deflagrante. Anche lui non riesce a comprendere questo sdoppiamento esistenziale, difficile da sostenere: l’incubo è stato anche questo per lui».

Sugli ammanchi nei conti, il sacerdote ha risposto nel dettaglio, cifra per cifra. E anche sulle offerte in contanti lasciate direttamente nelle sue mani dai parrocchiani, molti dei quali hanno sporto querela.

«In relazione alle offerte in contanti – spiega l’avvocato Febbo – ha specificato che molte volte arrivavano attraverso buste che lui riceveva direttamente, perché il conto parrocchiale gli era stato inibito. E ha anche voluto indicare i nomi di coloro che hanno fatto queste elargizioni».

Non aveva mai pensato, in questo momento di fragilità, di dimettersi dall’incarico di parroco?

«C’è stato un incontro con il vescovo mesi fa. Lui stesso ha detto che ha cercato di salvarlo, è stato un tentativo per recuperarlo – continua l’avvocato Malerba – Infatti gli era stato designato uno psicologo, che era seguito da una sorta di assistente per la tossicodipendenza, che aveva iniziato un percorso che poi si è interrotto con l’arresto di Regina».

Per il momento il sacerdote rimarrà agli arresti domiciliari, su disposizione del gip.

«Rimane ai domiciliari perché ci sono ancora gli accertamenti in corso sulla base di quello che lui ha riferito durante l’interrogatorio, poi vedremo che sviluppi assumerà la vicenda – concludono i difensori – Abbiamo chiesto il cambio di domicilio perché il nuovo parrocco che si insedierà alla Castellina non lo potrà fare finché lì sarà ancora presente don Francesco. Il giudice si è reso disponibile ad accogliere questa richiesta».

Altro servizio a pagina 11

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