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il caso 

I bidelli scioperano contro il Green pass e 700 studenti devono tornare a casa

Maria Lardara PRATO.
I bidelli scioperano contro il Green pass e 700 studenti devono tornare a casa

La beffa alla media Fermi: alcuni hanno aderito all’agitazione Anief-Sisa, ma una decina erano assenti per altri motivi

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Quando non li ha visti arrivare alle 7 è apparso subito chiaro che non si poteva aprire la scuola. È toccato a Riccardo Fattori, preside dell’Istituto comprensivo Nord, rimandare a casa quasi 700 studenti fra alunni della scuola media Fermi e della quinta della primaria Meucci: all’appello mancavano i bidelli chiamati a garantire le sorveglianze, a chiudere e ad aprire i cancelli. Lezioni sospese a causa dello sciopero nazionale indetto da Anief e Sisa cui hanno aderito praticamente tutti i collaboratori scolastici della Fermi per protestare soprattutto contro il Green pass obbligatorio: una doccia gelata per i genitori costretti a riorganizzarsi all’ultimo minuto ma soprattutto per tanti ragazzini desiderosi di rivedere i compagni di classe dopo un lungo periodo di didattica a distanza. Così la prima campanella alle Fermi non è suonata, rimandata a oggi: non solo per gli studenti delle medie ma anche per i bambini dell’ultimo anno di primaria Meucci che fanno lezione alla succursale di via Corsani. Impossibile aspettarsi un risvolto del genere per il preside Fattori, costretto a dividersi fra la sede centrale e la succursale distanti pochi metri l’una dall’altra in via Gherardi e via Corsani. «Alle famiglie era stata data comunicazione attraverso il sito che il servizio poteva non essere garantito. Tuttavia, il nodo si scioglie sempre la mattina stessa degli scioperi annunciati perché non esiste l’obbligo per il personale di dichiarare o meno la propria adesione. D’altronde, nessuna istituzione scolastica può richiederla secondo la normativa in vigore. A quel punto, quando si scopre che l’adesione è massiccia ed è tale da non garantire il servizio, non resta che gestire la situazione. Comprensibile il disagio per le famiglie». Più che rabbia, amarezza è stata quella manifestata dai genitori che si sono trovati davanti i cancelli chiusi. Perché se è sacrosanto il diritto allo sciopero, è stato negato quello dei bambini a vivere il loro primo giorno di scuola. Nel pacchetto di rivendicazioni di Anief finiscono diverse motivazioni: in primis, la questione del Green pass obbligatorio, l’assenza di provvedimenti per ridurre il fenomeno delle “classi-pollaio”, l’indennità rischio Covid per il personale scolastico. Le prime a varcare la soglia dei cancelli dovevano essere le prime classi, alle 8. A seguire, alle 9, le seconde e le terze. Un piano di entrate e uscite scaglionate che prevede più postazioni di personale Ata per il controllo degli accessi. «Avendo diverse assenze tra i collaboratori scolastici – racconta il preside – è bastato poco perché si determinasse una situazione come quella che ha portato a tenere le scuola chiusa nel primo giorno di scuola». Dieci le unità mancanti in tutto il comprensivo Nord a causa di assenze dovute soprattutto a motivi di salute e congedi. Nei prossimi giorni la scuola provvederà a convocare i supplenti temporanei attingendo dalle graduatorie d’istituto: non era possibile farlo entro il 15 settembre perché prima bisognava assegnare gli incarichi annuali, com’è avvenuto durante la doppia tornata di convocazioni a livello provinciale che si sono svolte lunedì e martedì per il personale Ata. E sulla questione dello sciopero interviene sulla propria pagina Facebook il sindaco Matteo Biffoni. «Capisco e rispetto il diritto di sciopero, lo tutelo e lo difendo – ha scritto – ma uno sciopero il primo giorno di scuola che impedisce agli studenti di entrare in classe credo che non tenga in giusta considerazione generazioni che, a causa della pandemia, hanno perso tanto, tantissimo. Oggi meritavano un primo giorno di scuola sereno».



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