Il Tirreno

Prato

la crisi del tessile

I dipendenti TexJet adesso sperano nella cassa integrazione

Alessandro Formichella
I dipendenti TexJet adesso sperano nella cassa integrazione

Per i  50 operai del gruppo tessile che ha dichiarato il fallimento i sindacati puntano a ritardare il più possibile il ricorso alla Naspi, ammortizzatore sociale per la disoccupazione

2 MINUTI DI LETTURA





PRATO. La TexJet è fallita ma i 50 dipendenti dell’azienda per adesso non saranno licenziati. Una delle rifinizioni italiane rimaste in vita nel Macrolotto in via Toscana ha gettato la spugna. Già prima della pandemia del Covid, l’azienda pratese soffriva di una latente crisi produttiva tanto che era stata chiusa la tessitura lasciando attiva solo la rifinizione tessile.

Il Covid a quanto pare ha dato il colpo finale. Il dimagrimento era iniziato alcuni fa e adesso è arrivato il fallimento presentato dieci giorni fa in Tribunale. Nominati i curatori fallimentari che sono Marco Mariani, noto commercialista in città, e Roberto Tosa. Toccherà a loro assieme al titolare dell’azienda decidere fra questa e la prossima settimana, il futuro dei 50 dipendenti. I sindacati confederati di categoria, Cgil Cisl Uil, confidano nella richiesta di cassa integrazione per tutti e 50 gli operai e amministrativi, rimandando il ricorso alla Naspi, ammortizzatore sociale per la disoccupazione, nei prossimi mesi. Il futuro comunque non è roseo.

La trattativa sindacale per ora è stato solo annunciata, richiedendo un primo incontro fra i sindacati e i due curatori fallimentari. La TexJet, azienda che si trovava in difficoltà già prima del marzo 2020, ha accusato più di altre la chiusura dei mercati e della produzione dovuta alla pandemia. La tessitura Texjet come singola azienda contoterzi nasce 32 anni fa, nel 1989. Solo nel 2006 si è messa in proprio sul mercato con una propria collezione di tessuti pettinati. Nel 2015 l’azienda pratese comprò la rifinizione Microtex della famiglia Becagli, destinata a chiudere i battenti.

«La scelta è tra non chiudere e potenziare l’azienda – disse il titolare Roberto Ilardi in un’intervista al nostro giornale – Ho comprato la rifinizione della Microtex perché in futuro se si vogliono fare le pezze bisogna avere le fasi internamente altrimenti si rischia di non andare avanti». Adesso, l’augurio, secondo i sindacati, è quello di riuscire a trovare gli strumenti necessari per aprire, in alcuni casi, delle finestre di pensionamento per i dipendenti già vicini all’età pensionabile e di rimettere in formazione quei lavoratori con possibilità di reimpiego. Una tegola sul sistema occupazione di Prato, anche se altri settori tessili stanno trainando la ripresa lavorativa del distretto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa