Sicurezza
Luana, confermate le prime ipotesi: l'orditoio girava veloce
Depositata la perizia tecnica sull'incidente mortale di Montemurlo. La guardia di finanza sta calcolando quanto si guadagna in più rimuovendo le protezioni di sicurezza
PRATO. Quattro mesi dopo, sembra confermato quasi tutto quello che fu detto a caldo il 3 maggio, subito dopo la morte di Luana D’Orazio, l’operaia di 22 anni schiacciata dall’orditoio al quale stava lavorando nell’Orditura Luana di via Garigliano a Montemurlo. E dunque che erano state rimosse le protezioni di sicurezza e che il macchinario tessile viaggiava alla massima velocità, la cosiddetta “fase lepre”, di evidente significato.
Ieri pomeriggio, 7 settembre, l’ingegnere Carlo Gini, consulente della Procura, ha depositato la sua perizia tecnica nelle mani del sostituto procuratore Vincenzo Nitti, titolare delle indagini, e sembrano confermate in ambienti vicini agli inquirenti le anticipazioni sull’esito pubblicate ieri dal Corriere Fiorentino. In particolare sulla velocità del “subbio”, il cilindro sul quale si avvolge il filato.
Era uno dei più importanti quesiti sottoposti al consulente, perché una cosa è lavorare a quel macchinario durante la “fase tartaruga”, quando si può azionare anche manualmente e il cilindro gira piano; tutt’altra cosa è lavorarci quando si passa alla “fase lepre”. Ed è stato in questa fase, secondo il consulente, che Luana avrebbe trovato la morte, agganciata da una staffa laterale e soffocata nell’intercapedine larga non più di 40 centimetri accanto al rullo.
Ora bisognerà anche capire dopo quanti secondi è stato premuto il bottone che ferma la macchina. E chi lo ha premuto. Ma soprattutto chi ha ordinato e chi ha materialmente tolto le sicurezze che invece dovevano impedire di avvicinarsi al rullo durante la fase di massima velocità. Il sostituto Nitti e il procuratore Giuseppe Nicolosi sono convinti che le protezioni siano state tolte in maniera dolosa.
Con l’accusa di rimozione dolosa delle cautele infortunistiche, oltre che di omicidio colposo, sono infatti indagati la titolare dell’orditura, Luana Coppini, il marito Daniele Faggi (come titolare di fatto) e il tecnico manutentore Mario Cusimano, che è già stato sentito un paio di volte dagli inquirenti e continua a professare la sua innocenza.
Ora la Procura ha in mano quasi tutte le carte che riteneva necessarie per esercitare l’azione penale, comprese le testimonianze dei dipendenti, sulle quali c’è il massimo riserbo. Nei prossimi giorni gli indagati potrebbero essere risentiti a Palazzo di giustizia per avere la loro versione alla luce del risultato della perizia tecnica. In consulenti delal famiglia di Luana per ora evitano qualsiasi commento e promettono che diranno la loro quando avranno in mano il testo della perizia.
Ma nei prossimi giorni è atteso anche un altro documento di un certo interesse: una relazione della guardia di finanza, incaricata dalla Procura di calcolare quanto si può guadagnare di più in un anno togliendo le protezioni di sicurezza per velocizzare la produzione.
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