La manifestazione
Il “gambarine” pratese è diventato di tendenza
Il boom della pagina “È diciottonove anni ghe sto a Prade”. Potenza: «Ecco perché scherzare sui meridionali ora si può»
PRATO. Si pensava di essere innocui, e invece sempre più spesso ci si trova a ridere della pratesità in salsa meridionale, che poi è forse l’autentica pratesità del terzo millennio. E mentre si ride ci si chiede come gl’hann’ avut’ i coragg’ quelli di “È diciottonove anni ghe sto a Prade” di prendersi gioco del politicamente corretto riuscendo in un colpo solo a farci ridere e a non offendere quelli che un tempo venivano apostrofati come “marrocchini”. Sarà perché nel frattempo sono arrivati i marocchini, quelli veri, e in Toscana c’è una vena di ironia che all’estero, ma anche a Bergamo, non potrebbero capire. Noi invece non abbiamo bisogno di spiegazioni e siamo felici che ci sia qualcuno a ricordarcelo.
Quelli che hann’ avut’ i’ coragg’ sono gli amministratori della pagina Facebook che ha superato i 24.000 followers e la cui ragione sociale è scherzare sui meridionali arrivati a Prato negli anni Sessanta per mettere radici, “e che poi hanno preso pure l’acciend”. Amministratori che vogliono restare anonimi ma (sorpresa!) vivono a Vernio e si fanno rappresentare dalla faccia di Jerry Potenza, operaio tessile ora in pensione ma soprattutto cabarettista con frequentazioni nei film di Pieraccioni (I laureati, Il ciclone, Il pesce innamorato) e in numerose fiction. Perfetto frontman per una pagina di questo tipo, lui che già nel nome porta l’essenza del pratese d’importazione (è originario della Basilicata).
“È diciottonove anni ghe sto a Prade” è una pagina Fb nata dieci anni fa prendendo spunto dall’imprecazione di un genitore durante una lite al campo di Maliseti, “e se un son toscanno io chi l’aisse?”. È rimasta “in sonno” per diversi anni e poi è esplosa anche grazie al tormentone nato da un servizio di Toscana Tv (aprile 2015) sul furto al ristorante “Pizza e bollicine” di via Baldinucci, dove l’allora titolare Antonio Polverino, uno di quelli che hanno preso l’acciend, snocciolò una serie di frasi che sono diventate altrettanti meme su Facebook e Instagram: la “scala a penzolone”, “m’ha incuriosito la hosa”, “come gl’hann’ avut’ i’ coragg”, “si pensava di essere innocui” (voleva dire immuni).
Col tempo, la pagina è poi diventata un collettore di immagini curiose (molte delle quali arrivano da Chinatown) che hanno finito per raccontare la storia di Prato in questi anni e hanno conquistato anche il sindaco Matteo Biffoni, che sta al gioco e volentieri interagisce, lui pratese Doc ma con l’acciend, pronto a prendere un “gambarine” al circolino di San Giuste o a incoronare Jole gampione quando fu organizzata la Coppa dei quartieri pratesi.
«L’idea è stata presa subito bene, nessuno si è sentito offeso – racconta Jerry Potenza davanti a un paio Campari, per l’appunto al circolo di San Giusto – Prima quando mi chiamavi “marrocchino” io mi offendevo. Ora non più. Ci accomuna il discorso di stare tutti a Prato e condividere gli stessi problemi. All’inizio per gli amministratori della pagina era un hobby, hanno tutti un lavoro e ovviamente lo fanno nei ritagli di tempo, poi gli ha preso la mano».
E così migliaia di pratesi si sono appassionati non solo al tormentone della scala a penzolone, ma alle cinquantenni di San Baole che vanno al Don Carlos, alla faccia di Messi che continua a stupirsi di cose ovvie, al Leonardo Di Caprio della scena di “Django unchained” che se la ride per i divieti che lui non rispetta. Una sana boccata d’ironia che ha reso forse più leggero il lockdown ma che certamente sopravviverà alla pandemia, perché nella miniera toscana e pratese quella vena non sembra per fortuna destinata a esaurirsi.
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