Il dolore
Piazza del Comune vietata ai lavoratori della Texprint
La Prefettura ha motivato la decisione col rischio di creare assembramenti La replica del Si Cobas: «La verità è che non ci vogliono sotto quelle finestre»
prato. Non si farà in piazza del Comune l’annunciata manifestazione degli operai licenziati dalla Texprint annunciata per oggi alle 18,30. Ieri il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica ha vietato il presidio sotto le finestre del Comune e ha concesso piazza Santa Maria delle Carceri, alla stessa ora.
All’origine della decisione, secondo quanto riferito agli organizzatori del sindacato Si Cobas, il «rischio di assembramento», valutata anche la vicinanza con altri eventi previsti in centro (alle 21,30 ci sarà lo spettacolo di Giorgio Panariello in piazza Duomo).
«Il vero motivo è evidente – ha commentato il sindacalista Luca Toscano – Dopo averci sgomberati venerdì mattina, non ci vogliono sotto il Comune. Il paradosso è evidente. Ricordo che l’11 agosto il Comune di Firenze ha concesso piazza della Signoria per far sfilare migliaia di persone in occasione dell’anniversario della Liberazione. A Prato invece nel giorno della Liberazione è vietato manifestare sotto al Comune». Una piazza che in effetti da venerdì sera è presidiata da un imponente schieramento di forze dell’ordine, nel timore che gli operai sgomberati mentre facevano lo sciopero della fame per denunciare il presunto sfruttamento all’interno della stamperia Texprint, potessero tornare sotto la statua del Datini. Il Si Cobas conferma che la manifestazione di oggi si farà in piazza delle Carceri. Ci saranno anche i lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, l’altra grande vertenza che da settimane sta impegnando sindacati e mondo politico. «Gli schiavi del distretto che rivendicano “8x5” – hanno scritto gli organizzatori – non devono rimanere soli nella lotta per i diritti e la dignità. Perché quello che è successo venerdì 3 settembre è un attacco alla libertà di tutti. Perché una città dove dieci operai in sciopero della fame sono un “problema di ordine pubblico” è una città in cui la democrazia è stata sospesa.
Il sindaco Matteo Biffoni, bersaglio delle critiche di lavoratori licenziati e Si Cobas, ha affidato il suo pensiero a Facebook. «Ci siamo confrontati in palazzo comunale con decine di situazioni legate a vertenze e scioperi – ha scritto – Presupposto non negoziabile è il rispetto delle regole, da parte di tutti, altrimenti non funziona. Per apporre una tenda o per fare una manifestazione ci vuole la richiesta approvata di occupazione di suolo pubblico e ci vogliono le dovute autorizzazioni. È la legge che lo prevede, non ordina niente nessuno. E uno sgombero è eseguito dalla forza pubblica perché altrimenti ognuno potrebbe fare come gli pare e così non funziona». «Io penso che la lotta allo sfruttamento lavorativo si fa con le istituzioni, non contro le istituzioni – ha aggiunto ribadendo un concetto ripetuto più volte nelle ultime settimane – Ci siamo sempre messi in prima fila nel contrasto all’illegalità, abbiamo anzi sempre sollecitato mezzi e strumenti adeguati da parte dello Stato e ci siamo fatti un enorme carico dei controlli che ci spettano. Aspettiamo anche noi che l’Ispettorato, che dovrebbe essere dotato di un organico decuplicato, finisca il suo lavoro. In quel momento avremo chiaro tutto. Ma più in generale non è un ispettorato a vincere la battaglia contro lo sfruttamento. Quella può essere combattuta solo con una alleanza tra le istituzioni e la comunità tutta. Noi ci siamo».
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