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l’emergenza coronavirus 

Il caso dei cinesi vaccinati in Cina di nuovo in fila a caccia del Green pass

Maria Lardara PRATO.
Il caso dei cinesi vaccinati in Cina di nuovo in fila a caccia del Green pass

L’Europa non approva il Sinovac e così in tanti ripartono da zero. Coinvolte le associazioni per evitare assembramenti

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Cercasi Green pass dopo due inoculazioni di Sinovac, Coronavac, Sinopharm. Porta questo nome lo scudo anti-Covid scelto da alcuni cittadini cinesi di Prato che, nei primi mesi del 2021, erano rientrati in madrepatria per vaccinarsi quando dalle nostre parti la campagna vaccinale non era ancora decollata per i quarantenni e i cinquantenni. Ma non sono vaccini approvati dall’Ema (l’agenzia europea per i medicinali) nonostante abbiano avuto l’ok dell’Organizzazione mondiale della sanità. Vai a dirlo ora a quei cittadini di origine cinese che avevano fatto i bagagli per immunizzarsi nell’Impero Celeste e poi tornare al lavoro con una sicurezza in più.

Porte chiuse per ottenere la certificazione verde così come stanno incontrando ostacoli gli italiani che si sono vaccinati all’estero con il russo Sputnik. «Si parla di alcune decine di cinesi residenti a Prato, un numero fortemente ridimensionato rispetto alla massiccia vaccinazione che vediamo al Pegaso e al Pellegrinaio Novo», osserva il consigliere comunale del Pd Marco Wong. È stato lui, insieme alla collega consigliera Teresa Lin, a porre la questione del Green pass all’Asl durante un incontro che si è svolto lunedì pomeriggio alla presenza dell’assessore alla cittadinanza attiva Simone Mangani, la presidente della commissione 5 Rosanna Sciumbata mentre per l’Asl erano presenti la direttrice della zona distretto Lorena Paganelli e il responsabile delle vaccinazioni Mauro Romilio. La questione non è di facile risoluzione perché, se da un lato sta venendo meno dopo tanti mesi la copertura vaccinale dei vaccinati in Cina, dall’altro si attende un chiarimento dalle autorità sanitarie nazionali sul riconoscimento del Green pass.

Intanto si corre ai ripari per evitare le scene di assembramenti ai cancelli dei centri vaccinali come si è assistito durante le prime giornate di accesso libero senza prenotazione. Soltanto lunedì 500 orientali si sono riversati al Pellegrinaio Novo e al Pegaso insieme a tanti lavoratori di origine pachistana e bengalese che necessitano del Green pass per lavorare in quelle aziende dove viene richiesto il documento. Per meglio regolare i flussi e contingentare gli accessi durante la riunione è stato deciso di coinvolgere 20 associazioni cinesi che daranno mano a compilare le agende dei prenotati e a dare supporto nella mediazione linguistica: il loro compito sarà quello di fornire cinque nominativi al giorno all’azienda sanitaria per un totale di 100 persone da vaccinare. Da oggi si partirà con questa somministrazione “regolamentata” al Pegaso e al Pellegrinaio Novo. Non avendo spesso una tessera sanitaria valida, infatti, diversi cinesi, pachistani e bengalesi sono impossibilitati a prenotarsi attraverso il portale regionale. «In vista dell’inizio dell’anno scolastico si rischiava un forte afflusso di giovanissimi ai due centri vaccinali: con questa organizzazione si punta a regolare i flussi – auspica Wong – La comunità cinese crede molto nella vaccinazione come strumento di tutela della salute pubblica».



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