Sicurezza
Tariffe sempre più basse e costi aumentati: roccature e orditure stanno sparendo
Sono l’anello più debole della filiera: risicati margini di guadagno con materie prime alle stelle e l’effetto Covid
PRATO. Sono poche e quelle poche che ci sono rischiano di essere spremute all’osso. Che significa riscuotere 18 centesimi al chilo per il filo lavorato alla roccatrice. Si può pagare così poco un artigiano? Succede nell’estate 2021, quella dei prezzi delle materie prime lievitati alle stelle anche per effetto del Covid. In tempi di vacche magre, ogni tentativo di “strozzatura” del terzista può essere deleterio per tutto il sistema della filiera. «Sono tariffe che venivano praticate vent’anni fa: inaccettabili», tuona il presidente nazionale dei Tessili Confartigianato Moreno Vignolini che, nei giorni scorsi, ha raccolto lo sfogo di alcuni colleghi. Eppure ci sono lanifici, anche nomi importanti del distretto, che danno queste cifre.
Bocche cucite nell’ambiente dei terzisti: il lavoro è poco e non si può rischiare di perdere clienti. Ma sono clienti che fanno male al tessuto della filiera e rischiano di “drogare” il mercato. Una sofferenza, quella delle roccature pratesi, che si trasforma in lenta agonia per uno degli anelli più fragili della filiera fatta di tante lavorazioni contoterziste. Lavorazioni più che dimezzate: se agli inizi del nuovo millennio si contava un’ottantina di roccature, oggi va bene se si arriva a trenta. E certe tipologie di lavorazioni specifiche non si trovano più, come quella per la preparazione alla tintoria. Nei giorni scorsi era suonato un segnale di Sos per le lavorazioni terziste. Lo aveva fatto squillare Confartigianato alla vigilia di un Ferragosto che vede i bandoni abbassati di tante ditte ma non toglie i pensieri per l’autunno che sarà.
L’AGONIA. Cercasi roccature per la preparazione del filato alla tintoria. «Conosci qualcuno?» Le telefonate si rincorrono ed è come cercare un ago nel pagliaio. Spesso succede che le ritorciture e le filature comprino una roccatrice per dare al cliente tutto il pacchetto del ciclo completo del filato. Ma perché di roccature ce ne sono così poche? La filiera più sottile è anche più povera, con risicati margini di guadagno. Il giusto minimo compenso per retribuire il lavoro di un roccatore sarebbe almeno di 50 centesimi per ogni chilo di filato, tenendo conto anche gli investimenti e i costi fissi che l’artigiano deve sostenere, non ultimi gli stipendi dei dipendenti. «Serve un salto culturale per quanto riguarda i compensi di lavorazione, sempre meno remunerativi – prosegue Vignolini - Una situazione, quella attuale, di cui hanno colpa certi imprenditori che approfittano dello stato di difficoltà e debolezza delle lavorazioni, ma anche alcuni terzisti che non sanno farsi i conti o, peggio, che aggirano le regole. Bisognerebbe iniziare a ragionare in termini di redistribuzione dei profitti lungo la filiera».
L'AUMENTO DEI COSTI. Non sono rose e fiori nemmeno per le orditure, sotto i riflettori delle ispezioni dell’Asl dopo la morte della giovane Luana D’Orazio. Andrea Belli è il decano degli orditori pratesi, uno che la mattina del 16 agosto lo vedi in ditta a sistemare i macchinari prima delle ripartenza dopo le ferie. Cinque anni fa, all’epoca della mappatura della filiera voluta dalla Camera di commercio, si contavano 85 orditure. Oggi ce ne sono una cinquantina ed è sempre più dura andare avanti. «Facciamo i conti con aumenti vertiginosi di ogni tipo, anche del 40 per cento: dai tubetti per le roccature al nylon per le tele – racconta l’ex presidente di Confartigianato Imprese Prato - A un gruppo di clienti ho mandato di recente una lettera per avvisarli dell’aumento del 10 per cento della seta». Ma qualcuno ha risposto di avere i listini bloccati fino a dicembre.
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