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Operai sfruttati nella pelletteria, chiuse le indagini

La pelletteria Serena di Poggio a Caiano
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La pelletteria Serena di Poggio a Caiano

I titolari della ditta, marito e moglie, sono accusati dalla procura anche di un’evasione fiscale che sfiora il milione

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POGGIO A CAIANO. Sfruttamento di manodopera irregolare approfittando dello stato di bisogno degli operai e reati fiscali con evasione accertata quasi milionaria. Con queste accuse la procura di Prato ha inviato ai tre titolari di origine cinese della pelletteria Serena di Poggio a Caiano altrettanti avvisi di chiusura indagine. Un’inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, durata tre mesi, da quando la Guardia di finanza e gli ispettori del Dipartimento di prevenzione dell’Asl entrarono in un anonimo capannone, uno dei tanti a conduzione orientale, della zona artigianale di Poggio a Caiano.

Un caso come altri, che suscitò un certo clamore perché il laboratorio di pelletteria produceva pezzi di borse e altri accessori poi utilizzati da un’azienda con succursale a Scandicci Firenze e testa a Parigi, dove approda nelle vetrine del lusso, col marchio Chloé, ma multinazionale francese, e viene venduta a mille euro, anche 1.600. La Procura ha però accertato la totale estraneità del committente rispetto a questo laboratorio. I tre accusati sono Yang Xiaoyan, detta Serena, il marito Que Jinbao, detto Saverio e Gao Zhuqin, la prestanome. Tutti e tre sono difesi dall’avvocata Sabrina Serroni.

Durante la prima fase dell’ispezione come titolari risultavano altri nomi, ma poi gli inquirenti hanno presto scoperto che si trattava di dipendenti e che i soldi finivano nelle tasche dei tre. Per la coppia scattò un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari con l’accusa di aver sfruttato 18 operai, quelli veri, e di non aver pagato tasse per 902.000 euro (per questo le hanno sequestrato una villetta e alcuni terreni). La prestanome fu solo denunciata.

Dopo una decina di giorni ci fu anche un piccolo giallo. La titolare della pelletteria Serena, Xiaoyan, fu trasferita nel carcere di Sollicciano perché evase dagli arresti domiciliari. Lo dispose il giudice per le indagini preliminari Francesco Pallini su richiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri.

Gli arresti domiciliari erano stati disposti anche per il marito della titolare, Que Jinbao, che però si trova in Cina. La guardia di finanza tenne sotto controllo l’imprenditrice cinese, e riferì alla Procura che, subito dopo la misura restrittiva dei domiciliari, fu vista parlare con alcune persone, in violazione degli obblighi che le erano stati imposti. Per questo la misura di custodia fu aggravata.

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