Il Tirreno

Prato

il business dei rifiuti 

I “sacchi neri” delle confezioni di Prato hanno riempito i capannoni del Veneto

Matteo Leoni PRATO.
I “sacchi neri” delle confezioni di Prato hanno riempito i capannoni del Veneto

Chiusa l’inchiesta sullo smaltimento illegale degli scarti tessili: sono 19 le persone indagate e sei le aziende coinvolte

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Tonnellate di rifiuti delle ditte manifatturiere di Prato, tra cui scarti tessili e di pelli, che invece di essere trattati venivano semplicemente accumulati in capannoni in disuso in provincia di Pistoia e poi in Veneto e in Campania. Il traffico illecito, che ruotava intorno alla ditta di recupero rifiuti Fbn Ecologia srl di via per le Case Nuove a Galciana di Prato, è stato scoperto dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, coordinati dal pm della Dda di Firenze Leopoldo De Gregorio. I militari hanno notificato avvisi di conclusione indagini a 19 persone e sei aziende. I reati ipotizzati a vario titolo dagli inquirenti vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al compimento di un traffico organizzato di rifiuti, alla truffa e alla gestione illecita di rifiuti.

Il meccanismo scoperto era semplice: evitando di trattare i rifiuti, si abbattevano i costi di gestione dell’impianto. In questo modo si potevano aumentare i guadagni e al contempo abbassare i prezzi del servizio di recupero rifiuti nelle aziende, per lo più cinesi, sbaragliando la concorrenza. In pochi mesi, ipotizzano i militari del Noe, sarebbero state gestite in modo illecito circa mille tonnellate di scarti, con un guadagno di almeno 250mila euro. Le indagini sono partite all’inizio del 2019, dal controllo alla Fbn Ecologia srl. I militari del Noe, dopo aver appreso che i titolari progettavano di incendiare l’azienda a seguito delle loro verifiche, avevano sequestrato l’intero impianto e appurato numerose violazioni ambientali. A seguito dei provvedimenti giudiziari, la compagine societaria ha ceduto l’attività a un altro gruppo, finito al centro delle indagini appena chiuse dalla Dda. La ditta, intestata formalmente a una donna residente in Lombardia, di 22 anni, sarebbe gestita di fatto dal padre della giovane, un sessantaseienne originario della Campania, e da un socio occulto, un cinquantaquattrenne di Latina, residenti il primo in provincia di Bergamo e il secondo in provincia di Caserta. Il cinquantaquattrenne, che per i carabinieri sarebbe stato al vertice della presunta organizzazione, si sarebbe occupato di amministrare la Fbn Ecologia e dell’attività di raccolta, trasporto e scarico dei rifiuti tessili. Il socio, anche lui per i militari al vertice del gruppo, avrebbe svolto il ruolo occulto di responsabile commerciale, occupandosi tra l’altro di gestire i rapporti con le aziende trasportatrici e con i basisti incaricati di individuare i capannoni nel Nord Italia. I due avrebbero agito con la complicità di un imprenditore di Quarrata, ritenuto dagli inquirenti amministratore di fatto della Stalk srl e consulente esterno della Fbn Ecologia, che avrebbe procacciato i clienti e in un caso anche messo a disposizione un capannone per lo stoccaggio degli dei rifiuti. Gli scarti tessili e di pelletteria, ma a volte c’erano anche abiti usati, una volta ritirati dalle ditte in sacchi neri venivano miscelati tra loro e classificati come “stoffe selezionate”. In questo modo erano trasformati formalmente da rifiuti in merce, e dunque erano più facilmente trasportabili. A questo punto, grazie ad aziende di autotrasporto compiacenti, erano trasferiti in siti di stoccaggio abusivo a Quarrata, Campo San Martino (Padova), Cologna Veneta (Verona), Sommacampagna (Verona), Rovigo, Vicenza e Fisciano (Salerno), in capannoni in disuso presi in affitto dove poi erano definitivamente abbandonati. Secondo gli inquirenti, la gestione contabile delle somme riscosse al nero e la predisposizione della documentazione alterata sarebbe stata affidata alla segretaria amministrativa della Fbn, una donna di origine russa residente a Prato. Gli indagati avrebbero anche tentato di inviare i rifiuti in Polonia e Bulgaria per l’incenerimento, ma avrebbero rinunciato per i costi troppo alti. Alla Fbn di via per le Case Nuove, è la tesi dell’accusa, i rifiuti speciali non pericolosi non venivano sottoposti a nessuna delle operazioni di trattamento e recupero previste per poterli trasformare in materia prima secondaria (cernita, separazione, sanificazione, compattazione, imballaggio), ma semplicemente accatastati in cumuli che venivano inviati altrove, soprattutto in Nord Italia, quando non c’era più spazio. Persino le autorizzazioni della ditta erano scadute e risalivano alla precedente gestione. —



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